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Altro che uragano: ecco chi sono i veri assassini di Haiti

haiti-3Vorrei tanto conoscere i nomi delle 800 vittime provocate dal passaggio dell’uragano Matthew su Haiti. Vorrei conoscerne e raccontarne le storie. Raccontare è costruire memoria. Almeno quella. Agli haitiani è negato anche questo diritto.

Se ne avessi la possibilità, se potessi farne uno dei miei documentari, narrerei la storia di quella gente nera come l’ebano, pronipoti di schiavi strappati all’Africa, che per prima, nel 1804 urlò al mondo che tutti gli uomini e le donne sono uguali, che la schiavitù è un orrendo crimine.

Ne narrerei la disperata lotta per l’indipendenza ottenuta dopo tanto sangue sparso e solo accettando di indebitarsi per sempre. La Francia, potenza coloniale, chiese un riscatto da capogiro per concedere un diritto naturale, cioè la libertà.

Poi le invasioni americane, la durezza delle piantagioni, le giunte militari e dittatori spietati imposti con la forza, il saccheggio forsennato del territorio. Crimini su crimini sulla pelle, sulle schiene già marchiate a sangue, degli haitiani.

Racconterei della speranza collettiva di un popolo in un presidente che sentivano uno di loro, Aristid e del colpo di mano, del vero e proprio sequestro di persona operato dal potente vicino americano che quella speranza spense.

Poi il terremoto e le sue centinaia di migliaia di morti. Una distruzione immane del povero niente cui era già ridotta l’isola. Ancora una speranza, forse l’ultima, nata tra le macerie.

La solidarietà internazionale affidò 11 miliardi di dollari alla ricostruzione di Haiti. Si potevano strappare centinaia di migliaia di persone alle orrende baracche porcilaia in cui vivevano, si poteva costruire una rete fognaria, scuole ed ospedali, futuro. Macché. Spariti nel nulla!

Nessun tribunale ha indagato sulla follia ladrona dei cosiddetti aiuti agli haitiani, sugli sprechi allucinanti, sulle promesse non mantenute nonostante ci fossero tutti i mezzi per mantenerle.

Nessuno ha indagato sui tanti episodi di violenza alle haitiane, sui giri di pedofilia e peggio ancora che accompagnarono questo grande furto ed hanno disonorato il mondo umanitario per intero, compreso quello in buona fede.

L’unico lascito di quella che poteva essere una grande e concreta speranza è stato lo sbarco del colera nella perla dei Caraibi. Lo hanno portato le cosiddette truppe di pace delle Nazioni Unite con il loro agire non solo costosissimo, pari se non superiore al bilancio annuale dell’isola, ma a dir poco disinvolto.

Caschi blu provenienti dal Nepal in cui era in corso un’epidemia. Ne erano portatori e ne furono gli untori. Fosse successo a casa nostra, fosse successo negli Stati Uniti, ci sarebbe stata una class action e i responsabili sarebbero stati chiamati a rispondere delle loro azioni e a risarcire le famiglie delle migliaia di vittime provocate. Gli haitiani non ne hanno la forza. Ultimi tra gli ultimi.

Ora l’uragano Matthew, raccontato come un mostro che distrugge ed assassina. La natura sarebbe il grande sicario. Ancora una volta. Come il terremoto. Matthew ha solo soffiato sulla miseria e sulla disperazione. Facile far strage…

Guardatele le case in cui vivono gli haitiani, non evitate l’orrore delle lamiere, delle tende ridotte a stracci, immaginate i ratti, la scabbia, la fame, ogni orrore della sopravvivenza più bieca. Per gli haitiani sono l’unica vita che conoscono ancora oggi.

Se avrete il coraggio di guardare, troverete i veri assassini, i veri responsabili di questo ennesimo eccidio. Quelli storici e quelli recenti. Innanzitutto quelli che ancora in queste ore proveranno a chiedere la vostra solidarietà per le vittime dell’uragano.

La stessa solidarietà di cui hanno derubato gli haitiani, e tutti noi, pochi anni fa, all’indomani del terremoto.





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