La Giamaica è una terra incredibile, dove la natura è ancora padrona nonostante la devastante azione umana.
Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola nel 1494, approdando a Discovery Bay, fra Ocho Rios e Montego Bay. Descrisse la nuova scoperta come «la più bella isola che occhio umano abbia mai veduto». Da allora ne sono cambiate di cose, e percorrendo la strada che costeggia quelle spiagge, vedo tratti della costa molto sporchi. Alcuni tratti di mare, in prossimità dei litorali, sono infestati da piante acquatiche e alghe mucillaginose; chiaro segnale di eutrofizzazione dovuta a scarichi fognari di abitazioni private, hotel e ristoranti che finiscono direttamente a mare.
Le coste meno contaminate sono semplicemente bellissime.

Nel 2017 la cannabis è stata legalizzata per scopo terapeutico. Prima era ufficialmente proibita dalla legge, quindi perseguibile. Chi è in possesso di concessioni per la coltivazione, produce e vende cannabis. Quella venduta per strada, come “souvenir”, è illegale. Sono fiori di varietà selvatiche, spesso pieni di semi ed essiccate malissimo.
In realtà la cannabis in Giamaica è sempre stata tollerata, e quando un poliziotto ferma un turista perché lo trova in possesso di “Ganja”, è solo perché vuole estorcergli qualche dollaro.
Esistono i cannabis store. All’interno di essi accedono solo maggiorenni, anche stranieri, che possono acquistare solo dopo aver ottenuto una prescrizione medica. Praticamente si tratta di una formalità e in ogni cannabis store c’è un medico che rilascia prescrizioni.
Vengono vendute infiorescenze, estratti e alimenti contenenti THC e CBD.
Sulle pareti di queste attività ci sono dei poster che descrivono gli effetti rilassanti, ansiolitici, antidepressivi. Viene consigliata la cannabis per agevolare il sonno, incrementare la creatività, migliorare l’umore e combattere stress e depressione. Estratti concentrati vengono consigliati per combattere spasmi muscolari e dolori vari.
Solitamente la popolazione locale non usufruisce dei dispensari, e chiunque fumi cannabis ha le sue piante in giardino.

Come per l’alcol, i ragazzi iniziano a consumare cannabis intorno ai 13-14 anni; mentre già dall’età di 11 anni alcune ragazze vengono costrette a prostituirsi attraverso quello che viene definito “sesso trasnazionale”: in cambio di prestazioni sessuali, si ricevono dei doni.
Purtroppo tra i clienti migliori, proprio noi italiani.
Qui, come in molti altri posti nel mondo, il consumo di cannabis non provoca danni tra la popolazione; mentre l’abuso di alcol, l’uso di cocaina e il degrado dovuto alla povertà sono i veri problemi della società.

Ma dove viene prodotta la cannabis dal potere terapeutico legalmente venduta?
All’aperto, in piena terra.
Quali sono gli standard qualitativi per essere venduta in un dispensario?
Nessuno, a parte il giudizio del cliente.

Vado a visitare la piantagione più grande dell’isola, per vedere appunto come viene prodotta la cannabis legale.
Il clima, di tipo tropicale (con temperature che superano talvolta i 30 °C, umidità media giornaliera attorno al 75-80%) e i suoli particolarmente ricchi di nutrienti, agevolano la crescita di piante come la canna da zucchero e piante tropicali come il mango. La cannabis non fa eccezione.
Coltivano fuori tutto l’anno.
La durata di ore di luce è troppo breve per non far andare la pianta in fioritura praticamente a poche settimane dalla germinazione. Per farle crescere maggiormente, i produttori di cannabis illuminano artificialmente le piante, per qualche ora dopo il tramonto. Usano lampadine a basso consumo, comunque efficaci. Durante la fase vegetativa, effettuano potature che servono a rendere le piante cespugliose, ma anche a ritardarne la fioritura.
Prima di spegnere le lampadine e mandarle in fioritura, vengono presi dei cloni, piantati direttamente all’aperto, senza bisogno di baby-room. È così che conservano le loro genetiche.
La coltivazione si presenta dunque divisa in pezzi di terra con cloni appena attecchiti, altri con piante in fase vegetativa, e altri con quelle in piena fioritura.

Questo è possibile grazie all’elevata umidità, che diventa un problema nella fase di fioritura. Vengono pertanto preferite varietà quanto più resistenti possibili alle muffe, zone di coltivazione arieggiate, e si effettuano trattamenti preventivi, sia contro le muffe che contro gli attacchi degli insetti. Raccolgono praticamente tutto l’anno.

All’interno della piantagione lavorano diverse centinaia di persone, disoccupate sino a prima della legalizzazione del commercio di cannabis.
C’è comunque da sottolineare che, nonostante la legalizzazione, circa il 30% della cannabis resta nelle mani di associazioni criminali che, dopo aver coltivato legalmente in Giamaica, vendono a Cuba e sull’isola di Hispaniola, dove invece la cannabis resta illegale.
Inoltre Haiti è tra i quattro principali paesi per il transito di marijuana destinata al mercato degli Stati Uniti. Ancora una volta osserviamo come il proibizionismo sia il promotore di attività criminali, e che la legalizzazione è l’unica soluzione.





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