Tanti di noi pensano di avere la chiave d’interpretazione degli eventi che ci circondano, dando per scontato il fatto di conoscere e poter “etichettare” le situazioni che si presentano. Altri invece hanno una visione più socratica, preferiscono porre domande piuttosto che formulare sentenze e si rendono conto che la loro conoscenza può arrivare solamente fino a dove gli è possibile vedere.

Viaggiare è utile anche per questo: ci insegna a essere più “veri”, più sinceri, ossia a comprendere parti di noi che emergono nelle relazioni interpersonali, di riflesso dagli altri. Entrando in relazione con le persone che conosciamo, andiamo infatti a creare dei significati su ciò che siamo, sui rispettivi confini e ci viene restituita un’immagine della nostra persona. L’identità si costruisce e rafforza proprio grazie ai rapporti che creiamo nella nostra vita e più si tratterà di persone con la “mentalità aperta”, tanto più saremo in grado di cogliere significati sul mondo che ci circonda.

Sulla terra siamo in 7 miliardi e mezzo di persone, gli studi però ci dicono che la nostra capacità cerebrale può gestire al massimo 150 relazioni amicali, di cui 4-5 più strette. Non potremmo infatti intrattenere un numero maggiore di relazioni stabili. Inoltre, i dati spiegano che le amicizie di Facebook non contano in quanto non possono essere considerate come tali. I legami stretti si creano soprattutto con la voce, gli sguardi, le risate e le esperienze comuni; solitamente si capisce al volo se c’è un’intesa. Se manca, solitamente è difficile crearla. Viaggiando è più facile notare, tra tutte le persone che troviamo lungo il cammino, con chi riusciamo a entrare subito in sintonia e con chi no. È nei luoghi più svariati che quindi possiamo comprendere nuovi modi di vivere, abbiamo l’occasione d’imparare a guardare il mondo con occhi diversi e di acquisire una parte della saggezza di altre popolazioni.

Viaggiare cambia, permette di allontanarsi per vedere tutto con più chiarezza. Viaggiare fa crescere, fa comprendere, fa sognare… Il mondo diventa paese, le distanze si accorciano e le possibilità moltiplicano.

Viaggiare è meraviglioso quando portiamo con noi un bel bagaglio interiore semplice, formato da valori profondi e svuotato dai preconcetti, in modo che resti ancora molto spazio da riempire con ciò che di prezioso incontriamo lungo il cammino.

Più viaggiamo e più ci rendiamo conto di quante realtà differenti esistano e, soprattutto, di quanto sia assurdo pensare che la realtà in cui viviamo sia l’unica esistente. Si tratta di una realtà peraltro nemmeno ben definibile in quanto non è statica, ma in continuo mutamento.

Finché si vive nello stesso posto, come si potrebbero percepire i cambiamenti a meno che non siano repentini? É come vedere dei capelli che crescono: ne è più facile l’osservazione in una persona che non abbiamo visto per mesi. Lo stesso avviene quando torniamo in una città dopo tanto tempo: è mutata.

Viaggiare insegna anche ad adattarsi e a trovare soluzioni improvvise quando avvengono gli imprevisti. Per molti è difficile sopravvivere nell’incertezza, benché, in fin dei conti, gli imprevisti siano imprevedibili solamente nel contenuto.

Viaggiare ci insegna che spesso il mondo non è come vorremmo, ma sta a noi coglierne il meglio e utilizzarlo a nostra volta per contribuire a renderlo un po’ migliore.

 





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