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Ale Zin – Ripartire da sé

A Napoli la primavera è nell’aria e nella temperatura. È una giornata tribolata, quella in cui incontro Ale Zin: la visita di Matteo Renzi nel capoluogo campano è accolta da proteste, cortei e subbugli e per lui, tassista di professione, è una giornataccia: «Renzi ci ha ucciso!», mi dice mentre mi fa salire sul suo Panama11, il nome del taxi in cui lavora, che ha dato il titolo al suo primo album solista. «Da luglio ho la licenza per fare il tassista», spiega, «volevo fare un disco completamente mio e, al momento, la mia vita si svolge quasi completamente in questo taxi». Comincia così la chiacchierata con Ale Zin, storico flow e personalità imponente del rap napoletano, dai 13 Bastardi ai Sangue Mostro, per finire in “Panama11”, appunto. Un disco in cui è ripartito da se stesso.

intervista

Dopo venti anni di carriera, come nasce l’idea di un disco solista?

Nasce dall’esigenza di volersi esprimere per quello che si è senza doversi obbligatoriamente confrontare con terzi, dalla voglia di capire cosa potevo combinare come singolo. Questa mia prerogativa si è fatta avanti dopo che la mia musica è diventata maggiorenne. Quando sei in gruppo sei responsabile di ciò che fai per te e anche degli altri, da solista invece sei insostituibile sia nella buona che nella cattiva sorte.

E magari esprimerti al 100%.

Certo, senza vincoli e senza freni. Con questo non dico che stare in gruppo sia vincolante ma comunque devi dare conto per non far assumere anche agli altri componenti una tua responsabilità.

Quando hai capito che era giunto il momento di “Panama11”?

La scintilla è scoccata da “Taxi Rhymer”, anche il mio mettermi alla guida di un taxi mi ha suggerito che ciò che vivevo era totalmente personale dal dover far nascere questo progetto.

A proposito, cosa si ascolta nel taxi Panama11?

Principalmente musica Rap. Dai vecchi classici Golden Age alle novità di oltreoceano, mi capita spesso di confrontarmi con turisti dagli States che ascoltano rap, i quali magari alla domanda “Do you like Joey Bada$$, or the DITC?” non sanno cosa rispondermi, visto che nemmeno conoscono i nomi in questione

No, dai…

Si giuro, Kendrick Lamar invece lo conoscono tutti, anche il Wu-Tang clan, però più il collettivo che i singoli.

Fai ascoltare roba tua in taxi?

Certo, molto spesso e la reazione che mi trovo di fronte è quella di alzare il volume dopo che mi dicono good flow, good vibes.

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“Suono come suono”, il primo video estratto da “Panama11”

Torniamo al disco. Da pioniere, che significa uscire con un disco nel 2016, in un momento così particolare per il rap italiano?

Dipende dalle intenzioni. Molti pensano alla fama, da raggiungere a tutti i costi, la gente si snatura pur di apparire. Io invece voglio far conoscere il mio stile, Panama 11 nasce dall’esigenza di esprimermi con rime, flow e incastri come ho sempre fatto, con la speranza di essere compreso e ascoltato per quelli che scrivo.

Non ti offendere per la definizione, ma alcuni voi “vecchi” non hanno preso bene che il rap faccia i numeri…

Attualmente si sentono dischi mainstream come quello di Salmo (Hellvisback ndr), che è totalmente fuori da discorsi e dinamiche commerciali. Ciò dimostra che qualcosa che si fa comprare non per forza debba seguire la linea standard di mercato dello show business.

Non è tutto da buttare, insomma, a prescindere.

No, anzi ,il purismo a tutti i costi mi fa schifo. Ti mette i paraocchi non permettendo di farti guardare e ascoltare ciò che ci sta attorno .Il rap si è arricchito, si è evoluto grazie alle contaminazioni. La musica sta andando avanti, dunque stanno evolvendo anche le contaminazioni. A noi MC non resta che esprimerci al meglio su queste nuove ritmiche.

In Panama11 c’è il classico boom bap, ma anche qualcosa più squantizzata, tipo di BreakStarr.

Per non fare la solita roba, che non critico affatto. Ma bisogna andare avanti e cercare nuovi spunti evolutivi nel sound. Fare ciò che più ti si addice, ad esempio io ascolto di tutto, dalla techno al rock, oltre al rap, quindi di conseguenza è normale che venga influenzato dai miei ascolti.

Anche se, ultimamente, sembra che evoluzione = trap

Nella trap ci sono molte cose buone,che ascolto volentieri ma anche cafonate estreme che non rientrano nei miei gusti.

E Napoli, dopo essere stata capitale dello street rap, forse è diventata una delle capitali italiane della trap. E se prima chi non faceva il rap super-tecnico veniva etichettato come “cioccio” (scarso ndr), adesso come viene vista questa nuova ondata?

Ben venga, assolutamente. L’evoluzione di alcuni di loro non dispiace affatto. Quello di prima era un errore che non faccio fatica ad ammettere, uno dei tanti errori della nostra scena. Eravamo giovani e volevamo prevalere su tutto e tutti, non permettendo il dialogo e non accettando le sfumature e lo stile di terze persone. Io me ne sono reso conto e adesso, a meno che non spari solo autotune e cazzate, sono contento se fai qualcosa di diverso e spacchi. Laddove c’è stile, alzo le mani.

Anche perché hai sempre fatto parte di gruppi di tante persone, il confronto magari avveniva già all’interno.

Esatto, figurati che nei 13 Bastardi eravamo nove mc’s… Già tra di noi c’erano tanto confronto, forse anche per quello tendevamo a stare chiusi nel nostro.

Questo ci introduce inevitabilmente al tuo dissing, contenuto nel brano “Over Low” , nei confronti di un altro componente dei 13 Bastardi, Castì.

Mi sono rotto i coglioni di sentire sempre parlare di ipotetici mulini a vento, di riferimenti sempre accennati e mai manifesti: se devi dire una cosa dilla in maniera aperta, no? Io se incontro di persona chi ho dissato glielo spiego tranquillamente a parole, ma io mi auguro che lo scontro si giochi microfono contro microfono, non microfono contro tastiera.

Se posso permettermi, al comunicato stampa di risposta avrei preferito una risposta in rime…

Certo, ma molto probabilmente il sentirsi colpiti, la mancanza continua di confronto ha portato qualcuno a voler parlare a nome di tutta una crew laddove né io e ne Ekspo o Joz eravamo stati messi al corrente. Io ho attaccato una singola persona e non vedo il perché di tale accanimento da parte di terzi a nome di una crew formata da me medesimo e Ekspo e Joz. Io ho contribuito assieme agli altri a creare e a fare emergere il nome dei 13 Bastardi e uscire magari con un progetto a nome di questa crew senza buona parte dei cofondatori non ha senso. Dissare non è da adolescenti, rispondere con un post somigliante a una querela è da poveracci.

Il nome dei 13 Bastardi non verrà di sicuro infangato, per ovvi motivi, ma di sicuro la situazione non è stata gestita per il meglio. È una brutta storia…

Certo, hai intuito in pieno il mio pensiero, se a un diss si risponde con uno status mi cadono le palle a terra .Personalmente non ho bisogno di dissare per fare i numeri, né avrei estratto “Over Low” e ne avrei fatto un singolo o un video. Invece il pezzo è uno dei tanti contenuti in Panama11.

I “numeri” di sicuro ci sono dal punto di vista strumentale; francamente non mi aspettavo un sound del genere, fresco e variegato

BreakStarr è un maestro, lui vive a Londra e lì sta ancora continuando su quest’onda; viaggia molto a 360°, è stato un compagno di lavoro eccezionale. Anche il beat di OluWong, quello di “A kavallo nello spazio”, è stato il beat più pazzo nella cartella di basi che mi mandò. Sperimentare non significa solo fare le robe alla El-P, ma cercare di fare sempre roba fresca.

Anche perché dopo venti anni di dischi rap, e di un suono che si è saputo sempre reinventare, anche sperimentare diventa un concetto molto relativo.

Io ho cercato di definire un suono a cavallo tra il classico e il “moderno”. Volevo aggiungere un tassello a quello che è il percorso delle novità.

Ci sono però i marchi di fabbrica: il flow potente, ma anche lo storytelling.

Ho pensato che lo storytelling venisse fatto ormai raramente e spesso non venisse nemmeno capito; ho cercato di limitarmi a determinate storie, con un inizio, un intreccio, una soluzione e una fine. “Panama11” ha una componente romanzata, però è principalmente quello che vedo all’interno del mio taxi.

Il disco è ormai fuori da un po’. Qual è la tua percezione di “Panama11” ora che è uscito?

È stato un disco scritto di getto, registrato in un mese e mezzo. La lavorazione più concentrata è stata di tre mesi: tutto quello che volevo dire l’ho detto. Spero di essere riuscito a dare più colori e non una sola unica connotazione, sono riuscito ad essere più diretto nel messaggio e credo che la cosa mi avvantaggi per arrivare a più gente possibile. Non volevo essere più riconosciuto come Ale Zin dei 13 Bastardi o Ale Zin dei Sangue Mostro, ma solo Ale Zin.

Rimetterti in gioco…

Non potevo più campare di rendita, potevo tranquillamente fare un disco con i Sangue Mostro, tanto lì il discorso è bello che avviato. Con “Panama11” mi sono messo in gioco, sono ripartito da zero. Sono come un ragazzino al primo disco.

Grazie Ale Zin, ci vediamo in giro!

Seguitemi su www.facebook.com/alezin.sanguemostro per tutte le novità!

 





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