Nella bibliografia scientifica è ormai cosa nota la valenza della cannabis nel trattamento di diverse patologie e nella cura del dolore. Ma, come sappiamo, la storia di questa pianta è costellata di controsensi illogici. Ancora oggi negli Stati Uniti la legge federale non riconosce alla cannabis nessun tipo di importanza medica, anzi, la etichetta come una tra le sostanze più pericolose. La DEA non distingue neppure tra THC e CBD.

Due membri del congresso americano, Matt Gaetz e Darren Soto, originari della Florida, hanno depositato un disegno di legge per la riclassificazione della marijuana nell’elenco delle sostanze controllate. Una richiesta alla quale si sono uniti anche i veterani di guerra americani.

Attualmente la marijuana si trova allo stesso posto dove l’aveva messa Richard Nixon negli anni ’70 e cioè sul gradino più alto del podio delle sostanze pericolose per gli utenti e la comunità, a pari merito con eroina e LSD; al secondo posto troviamo, tra altri, la cocaina e le metanfetamine. La proposta è quella di far scendere la marijuana al terzo livello, all’interno della Schedule III assieme al Vicodin ed altri farmaci oppiacei.

Le ragioni sono molteplici e toccano più aree, tanto che la proposta è stata sottoposta a diversi Ministeri. In primo piano troviamo la possibilità di effettuare vari e più approfonditi test sul piano medico e la ricerca scientifica. Di fatto trovandosi imbrigliata tra le sostanze altamente pericolose e prive di qualsiasi valore medico la marijuana non è passibile di libere ricerche scientifiche e men che meno vengono viste di buon occhio le sponsorizzazioni a tal fine. Poter studiare in modo più libero potrebbe aumentare la conoscenza sulla sostanza, siano sui benefici che sui rischi, con ricerche mirate e fondate.

Altro aspetto è quello della ripresa economica: gli Stati membri che hanno legiferato a favore della regolamentazione della marijuana hanno ricevuto un riscontro positivo e una spinta economica che ha permesso di creare nuovi posti di lavoro e realizzare progetti in ambito sociale e scolastico.

Infine la questione bancaria. I dispensari autorizzati alla vendita negli stati in cui la cannabis è stata legalizzata non possono avere legami con i servizi bancari perché gli stessi istituti sono passibili di multe e ripercussioni penali a causa del codice degli Stati Uniti sulla cospirazione e il riciclaggio di denaro, ovvero la Sezione 280E secondo la quale non è concessa alcuna deduzione o credito per qualsiasi importo versato o sostenuto durante l’anno fiscale in corso per qualsiasi commercio o attività d’impresa se tale commercio o attività (o le attività che compongono tale commercio o attività) consiste nel traffico di sostanze controllate. 

Non è il primo tentativo di regolamentare in modo razionale questa pianta e i suoi usi, cercando di sfruttare tutto ciò che di buono può dare, in tutti i campi nella quale può essere utile. Forse non sarà neppure l’ultimo considerando la linea proibizionista seguita da Donald Trump ed il suo staff. Tuttavia, nonostante le resistenze, gli Usa continuano a marciare verso la legalizzazione, e la storia non tornerà indietro.





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