Se in America l’alcol uccide più persone che mai, in Canada invece sembra che la maggior possibilità di acquistare legalmente cannabis stia facendo calare le vendite degli alcolici.

Qual è il nesso tra queste due notizie? Il fatto che la cannabis potrebbe essere considerata una sostanza d’uscita per chi ha problemi di alcolismo, puntando a ridurre le morti come già sta accadendo per l’epidemia da overdose da oppiacei che ha sconvolto il paese.

Non è infatti un mistero che, nei paesi americani dove la cannabis è stata resa legale, le morti da oppiacei siano calate dal 20 al 35%, secondo degli studi, rispetto agli stati in cui è rimasta illegale.

E lo stesso processo potrebbe attivarsi nei confronti dell’alcol. Secondo un recente studio pubblicato su JAMA Network Open, i decessi annuali causati dall’alcol tra gli uomini americani sono aumentati del 78% tra il 2000 e il 2016, passando da 14.979 nel 2000 a 25.213 nel 2016. I decessi tra le donne sono più che raddoppiati, passando da 4.648 a 9.644. E non si tratta di morti correlate, ma causate direttamente dall’abuso di alcol.

In Canada invece, dove la cannabis è stata legalizzata in tutto il paese, sembra che il consumo di alcol stia calando in favore di quello di cannabis. Le statistiche dell’industria della birra mostrano che le vendite sono diminuite drasticamente nel 2019 in diverse province con grandi reti di negozi di cannabis al dettaglio e il trend sembra che si rafforzerà in questo 2020 in cui nuovi dispensari stanno aprendo in tutto lo stato.

Ed è un cambiamento che sta arrivando anche in USA, ma per raccontarlo bisogna fare un passo indietro e tenere conto del fatto che ad oggi sono solo 11 su 50 gli stati che hanno legalizzato l’uso ricreativo. Come ha spiegato in modo magistrale Bruce Barcott su Leafly, si deve iniziare dal concetto di “Cali sober“, nato in California negli anni ’70, e che identificava i fumatori di cannabis che non facevano uso di alcol. Un fenomeno nato in California anche perché qui è stato studiato per la prima volta dal dottor Tod Mikuriyav, che proprio nel 1970 pubblicò uno studio intitolato “Cannabis Substitution: An Adjunctive Therapeutic Tool in the Treatment of Alcoholism“. Poi tornò sulla questione anni più tardi, pubblicando un follow up nel 2003, dal titolo “Cannabis as a Substitute for Alcohol“, in cui i 92 pazienti dipendenti dall’alcol avevano avuto benefici dall’utilizzo di cannabis. Poi la ricerca è continuata e nel 2017 uno studio dell’Università del Connecticut ha rilevato un calo del 12% nelle vendite di alcolici negli stati che hanno legalizzato la marijuana medica tra il 2006 e il 2015. Un rapporto del 2018 di Cowen & Company ha trovato che gli stati che usano legalmente la cannabis per adulti hanno visto un tasso di binge drinking inferiore del 13% rispetto agli stati che proibiscono tutta la cannabis.

Quindi statistiche che vanno verso la stessa direzione: dove la cannabis è legale cala l’uso di alcol, così come sta avvenendo per gli oppiacei. Dall’altro lato non bisogna dimenticare che, secondo un recente studio di settore, la cannabis legale a lungo termine mette a rischio il settore dell’alcol. Secondo la ricerca curata dagli analisti di IWSR Drinks Market Analysis e BDS Analytics, “si prevede che il rischio per l’alcol aumenterà con l’aumentare dell’accettazione della cannabis e del consumo, in particolare tra i bevitori di birra e liquori”.

Quindi la strada è già tracciata e, superata la resistenza economica, l’uso di cannabis per la riduzione del danno di sostanze come oppio e alcol sarà il futuro.

 





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