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Alberto “ALBOROSIE” D’Ascola, (conosciuto anche come Stena, ex membro dei Reggae National Tickets) è uno degli artisti più apprezzati dell’attuale scena musicale reggae. Lo pseudonimo Alborosie unisce “Al” di Alberto a “borosie”, il dispregiativo con cui lo hanno sempre chiamato a Kingston (jamaica), dove l’artista si è trasferito e vive dal 2001. Lo abbiamo incontrato dopo il suo concerto nella splendida cornice di Villa Ada, non facciamo in tempo a varcare la soglia del suo camerino che ci accoglie sorridente, entusiasta di poter lasciare il proprio segno su Dolce Vita.

Albo siamo contenti che nel reggae si parli anche l’italiano…ti manca il tuo paese?
Sì, mi manca tantissimo, l’Italia è un paese meraviglioso, è casa mia! A volte sento dei ragazzi che ne parlano male e mi piange il cuore.

Com’è stato il pubblico stasera? Che ne pensi di Villa Ada?
Villa Ada è un gioiello, stasera mi sono sentito veramente a casa.

“Soul Pirate” è un ritorno alle origini? Nell’album hai messo dei pezzi che in realtà sono già stati stampati in 45 giri. Kingston Town, Herbalist…
Si, diciamo che è una celebrazione di quanto fatto in quest’ultimo anno, poi tra un pò spero di farne uscire un altro completamente nuovo.

I tuoi pezzi vengono suonati in tutte le dance hall, e ultimamente sembra che tu abbia trovato una formula speciale, quella delle combinations con altri artisti…
La musica la prendo molto seriamente, ed il rapporto che ho con gli altri artisti è un rapporto di stima reciproca, non faccio combinazioni con tutti. Ad esempio, un cantante americano, non posso dire chi, mi ha offerto 20.000 dollari per fare un pezzo con lui, ma ho rifiutato perché non mi piaceva la sua musica, deve esserci feeling, è come in amore, andreste mai a letto con una donna che non vi piace?

Nella canzone “Kingston Town” parli del “don”, inteso come mafioso, che differenza c’è tra la malavita italiana e quella giamaicana?
Nessuna differenza, la mafia è la mafia, ovunque. Probabilmente sono diversi solo gli aspetti che stanno alla base, in Giamaica c’è la criminalità perché si ha fame, in Italia solo perché c’è sete di potere, ma sostanzialmente poi gli effetti sono gli stessi.

Credi che ciò influenzi anche la musica? Perché c’è questa tendenza di approvazione verso la violenza osannata dalla gansta music?
Beh io non sono interessato, sono contrario alla violenza e a ogni forma di repressione. Amo tutti a 360 gradi, sono contrario all’omofobia.

Non tutti gli artisti la pensano come te però!
Gli altri sono grandi abbastanza da poter decidere cosa fare e in cosa credere…eheh (ride), a me piacciono le donne, ma non ho nulla contro gli omosessuali. Come potrei essere interessato a quello che la gente fa nella propria camera da letto? Come può la mia meditazione essere così ristretta? Non sono il tipo adatto a questo genere di cose, io mi faccio i fatti miei e amo tutti quanti, one love.

In Giamaica emerge più che da noi la differenza tra il potere e chi è oppresso da esso, esiste un giusto equilibrio tra libertà di scegliere e ciò che ti viene imposto?
La Giamaica è un paese veramente libero, puoi scegliere liberamente quello che vuoi fare, puoi percorrere la strada che ritieni più giusta, puoi decidere di ammazzare qualcuno, col rischio di essere ammazzato. Forse è una specie di anarchia non ufficializzata, e poi, you can buy a way out (puoi comprarti una via di fuga), perché c’è sempre qualcuno che si può corrompere…

Questa è libertà?
Non ho detto questo, ma lo trovo interessante, in fondo la Giamaica non è meno libera dell’Italia, che di corruzione se ne intende, solo che noi italiani siamo più silenziosi, i giamaicani lo fanno alla luce del sole…

Come hai fatto ad integrarti in questa società allora?
Con il talento, la passione e la qualità della mia musica. Fortunatamente lì per la musica c’è un rispetto totale, con la musica si mangia, si vive e si muore…

Lo sai che qualcuno si è lamentato della durata dei tuoi spettacoli?
Beh stasera ho cantato parecchio…

Perché a volte il tuo show dura meno tempo? È una questione di compenso economico?
No, quando parli con Alborosie non si tratta mai di una questione di soldi, ti spiego la differenza, certe volte mi capita di venire a cantare senza band ma col sound system, e quella non è la mia dimensione. Inoltre quando canto col sound system il mio spettacolo è presentato come showcase e non come un concerto, quindi la gente che viene a sentirmi sa che il mio è un intervento, non è un concerto, c’è una bella differenza…

Albo parliamo di ganja, lo sai che in Italia dopo la legge Fini-Giovanardi chi si trova in possesso di qualche grammo di erba rischia anche due anni di carcere?
La legge dell’uomo è una legge piccola, sapere che ci sono ragazzi così giovani in galera e per così poco è indescrivibile, non ho parole, ma sono sicuro che quelle persone che si credono superiori pagheranno il prezzo di quello che stanno facendo. Noi dal canto nostro dobbiamo cercare di essere un po’ più furbi, perché sappiamo come vanno le cose…

Quanto c’è di vero nel tuo pezzo “Herbalist”?
Eh sono storie vere, non posso entrare nei particolari altrimenti diventa pericoloso…eheh (ride), i ragazzi vogliono la ganja, qualcuno gliela deve dare…

Grazie Albo!
Grazie a voi, ciao Dolce Vita!

in collaborazione con Alessandro Ananix outta Pakkia Crew

 





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