Il Corpo ingegneri dell’esercito ha negato il permesso per un progetto di estrazione di oro e rame nei pressi della baia di Bristol, in Alaska, negli Stati Uniti, dove avviene la riproduzione dei salmoni.

Il progetto di realizzazione della miniera, chiamata Pebble Mine, non è risultato conforme alle linee guida del Clean Water Act, una delle più importanti leggi ambientali statunitensi sull’inquinamento delle acque il cui obiettivo è ripristinare e mantenere l’integrità chimica, fisica e biologica delle acque del paese. Il piano della Pebble Limited Partnership di creare la più grande miniera di oro, rame e molibdeno del Nord America «non è conforme alle linee guida del Clean Water Act» e «va contro l’interesse pubblico», ha detto il comandante del Corpo ingegneri dell’Alaska in una dichiarazione il 25 novembre.

Al progetto si opponevano la comunità dei nativi americani dell’Alaska, gruppi di ambientalisti e rappresentanti dell’industria della pesca, secondo i quali l’estrazione a cielo aperto avrebbe danneggiato irreversibilmente i siti di riproduzione dei salmoni, fondamentali per l’industria della pesca sportiva e della pesca commerciale nella baia di Bristol. Il salmone, scrive Henry Fountain sul New York Times, è anche un importante alimento dei nativi dell’Alaska che vivono nei piccoli villaggi della regione.

«È la vittoria del buon senso», ha dichiarato Chris Wood, amministratore delegato del gruppo che si batte per la conservazione dell’area Trout Unlimited. «La baia di Bristol è il posto sbagliato per l’estrazione mineraria su scala industriale». Tuttavia, questa decisione non segna l’abbandono definitivo del progetto, avverte Lindsay Layland, vicedirettrice della United Tribes of Bristol Bay e pescatrice commerciale. «L’oro e il rame sono sempre lì e rappresentano una minaccia per il territorio, potrebbero essere estratti in futuro. Dobbiamo continuare a fare pressione per ottenere una protezione dell’area a lungo termine».

L’idea di realizzare una miniera per sfruttare i giacimenti di oro e rame non nasce oggi, infatti. Il piano è in piedi da più di un decennio, era stato messo da parte sotto l’amministrazione Obama ed era stato rispolverato sotto la presidenza Trump. A luglio, il Corpo ingegneri dell’esercito sembrava aver dato il via libera al progetto, salvo poi chiedere ulteriori documentazioni alla Pebble Limited Partnership.

L’amministratore delegato del gruppo, John Shively, ha definito la decisione politica, perché in precedenza era stato valutato diversamente l’impatto ambientale del progetto e ha annunciato ricorso.

Tuttavia, dietro la richiesta di un nuovo piano da parte degli ingegneri – poi giudicato insufficiente – ci sarebbe stato anche quanto emerso da due registrazioni segrete ottenute da un gruppo di difesa ambientale in cui si sentono alcuni dirigenti della Pebble Limited Partnership affermare che la miniera sarebbe stata molto più grande e sarebbe stata in funzione molto più a lungo (160 anni o più oltre i 20 proposti) di quanto mostrato nel progetto presentato. L’obiettivo sarebbe stato raddoppiare la produzione dopo 20 anni.

«Una volta che hai messo in piedi un’impresa del genere, perché dovresti chiuderla?», dice in una delle registrazioni Ronald W. Thiessen, amministratore delegato della Northern Dynasty Minerals, una delle società della Pebble Limited Partnership. «Ora, per avere più possibilità di ottenere un permesso abbiamo ridotto le dimensioni dell’impianto a circa 5 miglia quadrate [circa 13 chilometri quadrati] e la sua vita operativa a 20 anni. Ma col tempo presenteremo la domanda per continuare per altri 20 anni», aggiunge Thiessen in uno degli audio, in cui afferma anche di vantare rapporto privilegiati con il Corpo ingegneri dell’esercito: «In genere, con il Corpo ingegneri dell’esercito, se c’è qualcosa da sistemare, cercano di fornirci informazioni il prima possibile».

In un’altra registrazione, si sente l’allora amministratore delegato della Pebble Partnership, Tom Collier, affermare che l’apertura della miniera di Pebble potrebbe spianare la strada per un’altra miniera d’oro a Donlin, a meno di 300 chilometri dalla baia di Bristol. Negli audio, Collier affermava di aver raccolto fondi per una candidatura a una carica dell’attuale governatore dell’Alaska, il repubblicano Mike Dunleavy, e di essere in contatto telefonico con lui.

In seguito a quelle registrazioni, Collier si è dimesso. Per quanto sostenuto dall’amministrazione Trump, il progetto ha visto il disimpegno dei repubblicani dell’Alaska, che pure hanno caldeggiato altri piani dai pericolosi impatti ambientali, come le perforazioni petrolifere nell’Arctic National Wildlife Refuge, un habitat naturale di oltre 270 specie diverse.

«È un progetto sbagliato nel posto sbagliato», ha commentato la senatrice repubblicana Lisa Murkowski. Alla miniera si opponevano anche il figlio del presidente Trump, Donald Trump Jr., appassionato di pesca sportiva e che spesso era andato a pescare nell’area, e Nick Ayers, ex capo del personale del vicepresidente Mike Pence. “Le sorgenti della Baia di Bristol e la zona di pesca circostante sono troppo uniche e fragili per correre rischi”, aveva twittato lo scorso agosto Donald Trump Jr, rilanciano un tweet di Nick Ayers.

Fonte: Valigiablu.it





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