È un sipario storico che risale alla prima metà dell’Ottocento e che, grazie alle strisce di canapa e iuta con cui è stato realizzato e cucito verticalmente, è giunto intatto fino a noi conservando il dipinto di Antonio Muzzi.

Parliamo del sipario del teatro Goldoni di Bagnacavallo, che è in fase di restauro. Come racconta Ravennaedintorni.it, «i lavori prevedono l’asportazione dei depositi superficiali, il consolidamento generalizzato del sipario, la rimozione di materiali di restauro applicati sulla tela, l’applicazione di inserti di tela per ricostruire l’unità strutturale del supporto e il miglioramento della stabilità della tela dipinta. Le opere sono eseguite da Michele Pagani e Maria Lucia Rocchi di Etra, società di conservazione e restauro di beni culturali e storico-artistici con sede a Lugo».

«Esponente della pittura accademica – scrive Mara Tamburini nella pubblicazione della collana Bagnacavallo da scoprire dedicata al Teatro Goldoni (Città Nostra 1998) –, Muzzi era uno degli artisti più ammirati e in voga del tempo, famoso per i ritratti di esponenti dell’alta società e noto a tutti come eccellente pittore di storia». La scena del sipario è ambientata nel cortile di Palazzo Boncompagni a Bologna.

Il sipario raffigura la visita del senatore bolognese Camillo Gozzadini a Bartolomeo Ramenghi, celebre pittore bagnacavallese del Cinquecento. Il costo del restauro, pari a 12mila euro, è sostenuto dal Lions Club di Bagnacavallo e la conclusione dei lavori è prevista prima della festa di San Michele, in programma dal 25 al 29 settembre.

Le doti della canapa tessile, come la resistenza agli strappi e all’usura, hanno sicuramente contribuito a mantenere il sipario e il dipinto intatto fino ai giorni nostri ed è l’ennesimo esempio di come questo tessuto in Emilia Romagna e in Italia più in generale, era il più utilizzato, per gli usi più disparati.

Fonte: canapaindustriale.it





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