Visto che la copertina e il tema principale di questo numero sono dedicati a Thomas Sankara, ci viene naturale continuare sul filone africano e dare uno sguardo alle produzioni musicali della terra madre di tutti i popoli. Purtroppo la storia della scena musicale africana ricalca un po’ la storia del continente, ovvero un potenziale immenso che fatica ad emergere e, a parte qualche nome, non riesce ad affermarsi come sarebbe giusto. Queste difficoltà però non fermano la voglia di emergere degli artisti e la passione di ampie fette di popolazione verso il ritmo in levare. Iniziamo questo viaggio citando quello che possiamo definire a tutti gli effetti il Marley africano, Alpha Blondy artista considerato a tutti gli effetti una rockstar, ivoriano di nascita si trasferisce prima in Liberia e poi in USA per migliorare il suo inglese e tornare in patria a fare l’insegnante, ma si sa la vita non sempre segue i nostri piani. È proprio a NY che l’artista resta affascinato dalla performance di Burning Spear e decide che in un modo o nell’altro il Reggae diventerà il suo lavoro; è così che inizia una carriera fatta di grandi successi e vissuta sempre a fianco dei più deboli. Ispirati ai principi Rastafari e del reggae militante sono anche Lucky Dube e Tiken Jah Fakoly.

Lucky Dube si è da sempre ispirato alla musica del rivoluzionario Peter Tosh e sotto molti aspetti, morte compresa, i due sono legati. Un messaggio forte e radicale che ha usato il reggae Roots fondendolo con la musica locale sudafricana. Viene ucciso il 18 ottobre 2007, proprio come Peter Tosh, durante un tentativo di rapina e, proprio come nel caso dell’artista giamaicano, la rapina sembra essere solo la scusante; si mormora infatti che i mandanti dell’assassinio siano simpatizzanti nazisti infastiditi dall’enorme successo che Dube stava avendo in quegli anni. Ultimo, ma non per importanza, è l’altro ivoriano Tiken Jah Fakoly che, meno famoso dei suoi colleghi, si è distinto per la forte militanza attiva. L’artista infatti si è spesso esposto in prima persona recandosi a manifestazioni a difesa della sua terra e contro lo sfruttamento in generale: ricordiamo la sua presenza a molte manifestazioni contro il G8. Questi sono solo tre dei nomi più conosciuti ma vi invitiamo a prendere spunto da loro per scoprire tutto il mondo del reggae made in Africa che pullula di ottime band ed artisti.

Una menzione speciale invece per lo Zimbabwe che come direbbero in Giamaica è una terra “hot”: gli artisti giamaicani sono accolti come veri e proprio eroi e le manifestazioni di affetto sono, possiamo dirlo, spesso e volentieri ai limiti dell’eccesso.

a cura di Leonardo Pascale

 





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