Nessun paese ha ancora raggiunto gli obiettivi dell’accordo di Parigi, secondo il Climate Change Performance Index delle ONG Germanwatch e del NewClimate Institute.

Come nel 2019, i primi tre posti nell’indice di performance sui cambiamenti climatici di quest’anno sono rimasti vistosamente vuoti. E questo si spiega molto semplicemente – secondo gli oltre 100 esperti che hanno valutato i 58 paesi (compresa l’Unione Europea) responsabili del 90% delle emissioni globali di CO2 – col fatto che da parte di questi paesi sono mancati gli sforzi per la protezione del clima.

Le nazioni nell’elenco sono valutate sulla base del consumo di energia pro capite, nonché delle strategie utilizzate per ridurlo, della percentuale di energie rinnovabili nel mix energetico, della velocità con cui vengono adottate fonte di energia pulita e di ciò che i politici stanno facendo per attuare gli accordi sul cambiamento climatico a livello nazionale e internazionale.

C’è un progresso graduale in quasi ogni area. Ma è troppo lento e non corrisponde all’urgenza necessaria per proteggere il nostro pianeta“, ha detto il professor Niklas Höhne del NewClimate Institute di Colonia, che analizza le attività di protezione del clima dei paesi in tutto il mondo.

Una cosa che emerge è che l’UE è migliorata in modo significativo“, ha detto. “L’UE sta cercando di portare avanti politiche con obiettivi a lungo termine. Grazie a un punteggio molto più alto dovuto alla sua politica climatica, l’UE è avanzata di sei posizioni fino al 16° posto, e ha ricevuto la valutazione complessiva di “buono“.

Ciò pone l’Unione Europea ben più avanti rispetto ad altri due principali paesi emettitori, gli Stati Uniti e la Cina. Proprio come l’anno scorso, gli Stati Uniti occupano l’ultimo posto (61) con la Cina al 33° posto a metà dell’elenco. Anche le nazioni dipendenti dal petrolio come Arabia Saudita (60) e Iran (59) sono in fondo all’indice.

Fonte: Valigiablu





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