Tra tutti i problemi che affliggono la scuola italiana, ce n’è uno più strutturale degli altri, perché lo è nel vero senso del termine: stiamo parlando del degrado degli edifici, vecchi e poco funzionali.

Infatti, forse non tutti sanno che ben il 60% delle strutture è stato costruito prima del 1974, e quasi il 7% risale addirittura all’Ottocento; che solo una scuola su quattro possiede le necessarie certificazioni di agibilità igienico-sanitaria e che il 17% sorge addirittura in un’area di traffico automobilistico pesante. Ora, se si considera che ogni giorno, un esercito di alunni, insegnanti e personale scolastico, trascorre molte ore in spazi comuni così strutturati, dovremmo interrogarci sulla sicurezza e sulla qualità di questi ambienti e intervenire laddove è possibile.

Come? Ad esempio, non sottovalutando la scelta degli arredi e delle vernici, dei materiali che rivestono pareti e pavimenti, dei prodotti usati per le pulizie. Basterebbe un controllo accurato in tal senso per diminuire la presenza di sostanze inquinanti all’interno di aule, palestre e laboratori didattici già mira di agenti biologici, come gli acari della polvere, le muffe dovute all’umidità, i batteri e gli allergeni di varia natura e di agenti fisici, come il radon o i campi elettromagnetici. Una situazione facilmente osservabile che tira in ballo i dirigenti scolastici, il ruolo degli enti locali e, non ultimo, le risorse e le politiche del ministero dell’Istruzione al fine di offrire agli studenti italiani scuole accoglienti, luminose, dotate dei servizi necessari e sicure.

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