Dopo aver occupato per anni il dibattito statunitense, la discussione sulle cosiddette “armi non letali” è giunta anche in Italia, prima con il Taser nel 2018 e ora con il Bolawrap, la nuova pistola spara lacci ispirata alle bolas dei mandriani argentini. Il nuovo dispositivo di contenimento da remoto, ideato per immobilizzare persone “malate mentali”, emotivamente instabili e con tendenze suicide, dovrebbe rappresentare un’alternativa alle tradizionali armi in dotazione alle forze dell’ordine e allo stesso Taser, ma sono in molti a ritenere il Bolawrap un’arma “disumana e crudele”.

Il funzionamento del dispositivo è semplice. Si tratta di una pistola che spara lacci di kevlar (una particolare fibra sintetica dotata di grande resistenza meccanica alla trazione) muniti di quattro uncini alle estremità, che una volta che colpiscono il bersaglio, a una distanza che può oscillare tra i 3 e i 7 metri, si arrotolano intorno al suo corpo impedendogli di muoversi. Negli Stati Uniti sono già oltre cinquecento le città che hanno introdotto l’utilizzo della pistola spara lacci, nel tentativo di smorzare il numero di episodi letali che hanno interessato le forze dell’ordine americane negli ultimi anni, ma le accuse di abusi e violenza da parte della polizia locale non hanno tardato ad arrivare. A Buffalo, nello stato di New York, una ragazza transgender di colore, in seguito a un episodio di esaurimento nervoso, è stata immobilizzata con il dispositivo senza poi ricevere alcun tipo di assistenza psicologica nonostante la presenza di diversi esperti di salute mentale, rianimando ancora una volta la discussione sull’effettiva capacità della polizia di gestire simili situazioni senza ricorrere alla violenza.

In Italia la direzione sembra essere la stessa. A partire da quest’anno il corpo di polizia di Genova comincerà la sperimentazione del Bolawrap, continuando il percorso di “modernizzazione “delle forze dell’ordine partito nel 2018 con il Taser, presentato dai corpi nazionali come arma “civile”, salvo il fatto che nel 2007 è stato dichiarato uno strumento di tortura dall’ONU e il suo utilizzo da parte delle forze dell’ordine, secondo Amnesty International, sarebbe stato causa diretta di addirittura 290 morti al tra il 1998 e il 2007 solo negli Stati Uniti.. L’introduzione della spara lacci nella dotazione degli agenti di polizia ha suscitato reazioni divergenti. Parte dell’opinione pubblica teme abusi da parte delle forze dell’ordine italiane, storicamente non estranee ad atti di violenza ingiustificata e sproporzionata, atti per cui la giustizia ha spesso tardato ad arrivare.

L’introduzione del nuovo laccio high tech potrebbe rappresentare l’incipit della discussione sul ruolo della polizia in un paese come l’Italia, trasportando da oltreoceano il concetto di “defund the police”, ovvero la possibilità di destinare parte dei fondi per le forze dell’ordine a servizi sociali e di salute mentale, discorso da lungo tempo dovuto che dovrebbe trovare il proprio incipit nella politica. La rieducazione dei corpi di polizia potrebbe infatti dimostrarsi sul lungo andare uno strumento più efficace non solo per la corretta gestione degli incontri più delicati ma soprattutto per recuperare quella fiducia nelle forze dell’ordine compromessa da tempo.





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