Reggae vibrations

“9”, il nuovo album di Jahnine

9 - JahnineIl numero 9 è la base di tutto, è questa la teoria di Janine Cunningham in arte Jah9, il nove che chiude ogni ciclo. Come affermato in una recente intervista rilasciata dall’artista giamaicana ad Angus Taylor: «Nove è il numero del cambiamento dopo il nove un ciclo si chiude e si ricomincia daccapo, questo disco rappresenta tutto quello che sono». Inizio la recensione con questa premessa perché credo che in questa frase sia raccolta l’essenza del disco e di Jah9, che è stata capace di dare nuovo slancio e apertura al Reggae Roots.

Partendo dalla mistica legata al numero che ricompare costantemente nel disco – a parte il titolo, sono 9 anche le tracce presenti e il 9 è stata la data scelta per il lancio – l’artista di Kingston ci accompagna nel suo mondo fatto di Yoga, meditazione e preghiera Rastafari il tutto condito dalla voglia di sperimentare sia musicalmente che a livello vocale. Spesso e volentieri ci ritroviamo ad ascoltare vere e proprie poesie su tappeti sonori forse non sempre facili a un primo ascolto, ma davvero curati e ben orchestrati.

Pur essendo uscito per la VP Records, Jah9 ha voluto tenere per sé il controllo della sua musica autoproducendo totalmente 5 pezzi con l’aiuto di musicisti come Sheldon Bernard (flauto), Aeion Hoilett (basso), Jalanzo (da Dubtonic Kru), Wayne “Unga” Thompson e Earl “Chinna” Smith, che sono riusciti a seguire magistralmente le armonie e le linee melodiche create dall’artista. Penso a brani come “Baptised”, “Prosper” o “In The Midst” che sfoggiano con naturalezza accenni jazz e soul senza mai perdere il groove Reggae. Splendida per intensità vocale è “Natural Vibes” pezzo d’amore su cui Jah9 da il meglio di sé. Per gli altri 4 pezzi i produttori scelti non lesinano strumenti e accordi, pensiamo ad esempio “Humble Mi” prodotta dal belga Puraman Bregt che da un tocco “orchestrale” alla canzone.

Un disco che a mio parere è una piccola gemma in un mercato musicale spesso stanco e ripetitivo. Sicuramente non è un disco che prende al primo ascolto ma vi consiglio di respirare a fondo, chiudere gli occhi, premere play e lasciarvi trasportare nel mondo del 9.



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