Senza neanche rendercene conto ci ritroviamo sommersi di plastica, un materiale così familiare e reperibile da accompagnarci in ogni aspetto della nostra vita. Piatti, bicchieri, forchette, cucchiai, cucchiaini, tazze,tazzine, coltelli, sacchetti, buste della spesa, bottiglie, guanti, cannucce, spazzolini, rasoi, cotton fioc, vaschette, tappi, palette per il caffè, mascherine, salviette, tovaglie e addirittura ciabatte, mutande, calze, copriscarpe, tutto il packaging alimentare e molto, molto altro ancora.

Tutto rigorosamente monouso. La maggior parte di questi oggetti, soprattutto i sacchetti di plastica, hanno una media di utilizzo in termini di tempo che non supera il quarto d’ora. Ogni anno nel mondo vengono prodotte 300 milioni di tonnellate di plastica, 8 milioni di esse finiscono nei mari. Oltre 600 specie marine ingeriscono materiale plastico, un problema che ci torna anche indietro visto che molti di questi pesci finiscono nella catena alimentare.

Questo disastro ecologico ha spinto Dario Nardi, biologo marino e fotografo a partire da Ferrara per un lungo viaggio in giro per la costa pacifica del Sud America, allo scopo di documentare lo stato di quei tratti di mare. E per farlo ha scelto il mezzo più ecologico possibile: una bicicletta, realizzata appositamente con il telaio in bamboo. Cinquemila chilometri da percorrere a impatto zero, da Quito a Santiago del Cile, con il supporto dell’associazione Sea Shepherd.

«Metto a disposizione gambe e cuore per veicolare il mio messaggio di coscienza ecologica – scrive Nardi sul sito – una dimostrazione di come ognuno nel suo può possa cambiare le cose anche solo facendo scelte differenti e ragionate. Le alternative sostenibili esistono già in tutti i più comuni ambiti del viver quotidiano. Quello che voglio raccontare non è quindi unicamente la storia di un viaggio in bici, la narrazione di come una attività nobile come il viaggio possa diventare anche un tramite essenziale per dare voce ad un messaggio importante. Usare il percorso stesso come grido di aiuto, fotografare e riprendere sono i miei strumenti per documentare i luoghi e le persone che possano delineare al meglio la faccia della vita reale che si scontra contro questa tragica emergenza ecologica».

Il coraggioso viaggio di documentazione di Dario Nardi è cominciato il primo agosto e durerà circa sei mesi. Sul sito internet del progetto, denominato Ocean Traceless (“oceano senza traccia”), articoli e report fotografici aggiornano l’utente sulle scoperte del viaggio e sulla mappatura non solo di luoghi tremendamente inquinati, ma anche sulle alternative che esistono e che meritano di essere portate a galla.

Sono 11 le tappe che lo porteranno a macinare la bellezza di 5mila chilometri attraverso il Perù, la Bolivia e il Cile: dopo Quito, il ciclista visiterà il parco nazionale Machanilla, l’enorme metropoli Guayaquil e le riserve naturali de Tumbes e quella di Amotape, la rete stradale Inca Qhapaq ñan, e poi ancora Lima, la zona dove si produce il liquore Pisco e tappa in Bolivia per vedere da vicino il solenne lago Titicaca che, pur essendo a 4mila metri d’altezza, è invaso di plastica. Si torna in sella per arrivare a La Paz, allo sconfinato deserto di sale di Uyuni e all’arido deserto di Atacama. Ultima sosta alla riserva nazionale dei pinguini Humboldt, prima di tagliare il traguardo a Santiago del Cile. Paesaggi meravigliosi ma estremamente inquinati, che nelle intenzioni di Nardi diventeranno un vero e proprio documentario.

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