La prima volta che sentii parlare di legalizzazione della cannabis avevo 16 anni: era il 1969 e ancora non capivo di cosa stesse parlando Pannella a proposito di qualcosa che a me era ancora sconosciuta. Qualche anno dopo, a seguito del vorticoso periodo che scaturì dal ’68 ebbi l’occasione di provare lo stupefacente effetto di quell’erba proibita.

A quei tempi l’erba era una compagna inseparabile di ogni giovane ribelle, si fumava dappertutto, nelle case, ai concerti, nelle manifestazioni, nelle sezioni di partito e nelle scalcinate sedi della sinistra extraparlamentare; si fumava e si parlava e più si fumava più si parlava, di tutto, e la storia umana veniva riletta in una chiave nuova, pericolosa per il sistema, perché si ripudiavano le religioni, i concetti di patria e famiglia, il lavoro dipendente e il sistema capitalistico che lo generava creando una nuova tipologia di schiavitù.

Non esisteva la “cultura dello sballo”: l’erba non sballava e generava invece una forsennata sete di conoscenza e più cose venivamo a sapere, più quell’erba che ci faceva riflettere ci dava anche la forza di sopportare le contraddizioni di un sistema globale, che viveva sullo sfruttamento, sulle guerre e sui genocidi.

La “cultura dello sballo” fu imposta attraverso l’immissione sul mercato di quantità abnormi di eroina per distruggere le velleità di una generazione di sognatori uccidendone lo Spirito ribelle; così come “l’acqua di fuoco” servì qualche decennio prima per distruggere lo Spirito guerriero dei nativi americani e come l’oppio servì un secolo prima per indebolire l’impero della Cina, perché, come gli strateghi di questo assurdo sistema sanno bene, uno spirito mutilato non sarà mai più in grado di combattere.

Sono passati 50 anni da allora ed il potere della cannabis è andato smarrito negli intrugli che vengono venduti dalla criminalità e l’uso di altre sostanze ne ha definitivamente oscurato le potenzialità; la “cultura dello sballo” ha vinto, è tuttora imperante e i nuovi inquisitori, identici ai loro predecessori, non possono che condannare, non coloro che vendono sostanza di bassa qualità spacciandola per hashish o quelli che avvelenano lo Spirito delle nuove generazioni, ma preferiscono perseguitare coloro che, attraverso una passione che diventa “cultura”, continuano a coltivare autonomamente la pianta pericolosa da cui produrre la magica sostanza che induce alla riflessione.

Mezzo secolo di parole, falsità, persecuzioni e sofferenze per molti cittadini di tutto il mondo ed oggi siamo incredibilmente ancora fermi ai tempi in cui Pannella sfidava la “Giustizia” per difendere un sacrosanto diritto alla scelta del proprio stile di vita.

Gli Stati americani che hanno legalizzato l’uso della cannabis ora dovranno vedersela con il rigurgito proibizionista innescato da Trump, alcuni Stati europei dovranno fare i conti con i governi di destra, sempre più numerosi, che hanno da sempre osteggiato qualsiasi rivendicazione in difesa dei diritti civili e per quanto riguarda noi, nel nostro caro Belpaese, speriamo di trovare nel prossimo Parlamento qualcuno in grado di portare avanti questa lotta.

Ricomincia la battaglia. Dal Parlamento è iniziata questa persecuzione e nel Parlamento dovrà finire: onorevoli deputati ed esimi senatori… Aspettateci!

a cura di Giancarlo Cecconi
portavoce ASCIA e CIP





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