Bufale e disinformazioneIn evidenza

Le 5 peggiori fake news sulla cannabis del 2023

Concludiamo l'anno raggruppando e smontando alcune delle tante bufale sulla cannabis diffuse dai "professionisti dell'informazione" italiana

 

Una ragazza circondata da media e fake news

L’informazione dà forma alla nostra percezione della realtà, e le fake news sulla cannabis promosse costantemente, spesso senza alcun fondamento scientifico, hanno inevitabilmente plasmato (negativamente) la nostra opinione su questa pianta.

Di bufale sulla cannabis negli anni ne abbiamo smontato diverse, ma approfittiamo della fine dell’anno per raccogliere le 5 più clamorose che ci è toccato leggere negli ultimi 12 mesi, nella speranza di aprire gli occhi a chi ancora associa la cannabis alla “droga del demonio”, o a chi, sfortunatamente, crede in maniera indiscussa a tutto ciò che passa in tv.

LE FAKE NEWS SULLA CANNABIS TRA STATO E MASS MEDIA

1. Cannabis: fake news nel nuovo spot del governo
Trasmesso di recente sulla Rai, il nuovo spot contro le droghe è più un’attacco diretto (e infondato) alla cannabis. Le scene mostrano un ragazzo che, mentre rolla una canna, viene avvicinato da uno più piccolo che gli dice di non farlo, perché “poi è un attimo che passi ad altre droghe”. Il messaggio che si vuole trasmette è chiaro: la cannabis è una sostanza di passaggio. Falso, ovviamente. Come dimostrato infatti da numerose evidenze scientifiche, la cannabis non è una droga che se utilizzata predispone al consumo di droghe pesanti come cocaina ed eroina, anzi, può aiutare a disintossicarsi.

2. Cannabis più devastante delle anfetamine: nuove bufale al TG5 
Ricco di fake news dall’inizio alla fine, il servizio mandato in onda dal TG5 racconta che la cannabis di oggi è estremamente più potente, e sintetica, di quella consumata dagli hippy negli anni ’60. Toccando fino al 99% di THC. Anzitutto, va specificato che le infiorescenze di cannabis sono e saranno sempre naturali, ancora di più se ne venisse legalizzata la coltivazione, poi, che le percentuali di principio attivo raggiungono al massimo il 25-30%. Ma l’apice della disinformazione si raggiunge quando la giornalista ha dichiarato che la cannabis crea “effetti più devastanti delle metanfetamine“. Insomma, un altro inutile tentativo di paragonare questa sostanza alle droghe pesanti.

3. “La cannabis brucia le cellule celebrali”
“Molti medici e scienziati sottolineano che contribuisca a bruciare addirittura le cellule cerebrali, causando danni irreversibili”. Questo è quanto riportato su Libero: una testata giornalistica registrata a livello nazionale, che, almeno teoricamente, non potrebbe permettersi di pubblicare tali falsità. E invece no. Ecco che puntualmente non si perde occasione per fare un pò di sensazionalismo acchiappaclick. Dispiace, o forse no, informare i proibizionisti in ascolto che non c’è nessuna evidenza scientifica che supporti tale affermazione.

4. La cannabis uccide le persone
Morire per overdose da marijuana è da sempre il cavallo di battaglia di chi si oppone alla legalizzazione. Peccato che, contrariamente all’alcol che provoca circa 3milioni di morti l’anno, la cannabis non ha mai fatto una vittima nella storia dell’umanità. Il motivo? È semplice. Come confermato dalla Dea, l’agenzia federale antidroga americana, “la dose mediana letale della marijuana è di circa 1: 20.000 o 1: 40.000”. Significa che per morire un fumatore “dovrebbe consumare da 20mila a 40mila volte la quantità di cannabis che è contenuta in uno spinello. Quindi consumare almeno 20mila canne in circa quindici minuti per indurre una risposta letale. 22 canne al secondo per un quarto d’ora!”. È tecnicamente impossibile.

5. La legalizzazione della cannabis non combatterebbe il mercato delle mafie
La Relazione annuale del Parlamento sulle tossicodipendenze del 2021 ha evidenziato che il mercato illecito delle sostanze stupefacenti vale circa 16,2 miliardi di euro, di cui, fino al 39%, composto dal traffico di cannabinoidi (6,3 miliardi di euro). La cannabis, infatti, è la sostanza più sequestrata dalle forze dell’ordine e quindi, come già confermato dalla Direzione Nazionale Antimafia, tra cui l’ex procuratore De Raho: “Regolamentare la cannabis significa togliere alle mafie una fetta importante del mercato illegale degli stupefacenti.”



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