Abusi polizia

Pietre di p(e)rfido

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Al corteo dei movimenti contro Matteo Renzi (venuto in città a confermare l’alleanza con Caltagirone sul destino di Bagnoli), un poliziotto in tenuta antisommossa, meglio noto come celerino, ha lanciato una pietra di porfido, un sanpietrino, verso i manifestanti. Non ci è dato sapere se il celerino l’avesse raccolta a terra o l’abbia restituita al mittente, ma ci stupisce non poco che il gesto sia nella sua plasticità così spontaneo e parossisticamente accettato. È talmente nota la storia degli abusi in Italia, così lunga la catena di depistaggi, impunità e coperture di cui si servono le forze dell’ordine in questo paese che non c’è niente di cui sorprendersi. Non c’è bisogno di essere un black block o un un ultras per subire un abuso. Anzi, in queste occasioni la presenza dei media – o banalmente l’uso dei cellulari – ha smascherato immediatamente la forzatura di giustificare la proporzione. Il problema piuttosto è quando tutta questa attenzione mediatica non c’è.

Quando ad un qualunque posto di blocco, l’istante in cui si è privati della libertà diventa un tunnel oscuro senza via d’uscita. La storia della gestione dell’ordine pubblico di questo Paese ci ha mostrato come la confusione tra uso legittimo della forza e abuso è perfettamente servente a chi quel potere lo detiene e lo amministra. L’anno tra i più lunghi che ricordiamo, il 2001, è ancora oggi argomento in voga nelle sentenze di condanna che i tribunali europei hanno inflitto al nostro paese per non aver perseguito abbastanza e con strumenti efficaci le torture subite all’epoca. Insomma, il nesso causale tra gli abusi di allora e quelli di oggi non si è mai spezzato, anzi la rimozione forzata dell’istanza di verità e giustizia e la conseguente impunità e deresponsabilizzazione per le forze dell’ordine che ne è derivata, rappresenta oggi la dotazione ordinaria di arroganza e superbia da cui partono quando, nell’esercizio delle funzioni, incontrano chiunque.

Siccome tutto ciò non ci sorprende più, quanto riusciranno a convincerci anche stavolta che il gesto sia provenuto dalla solita “isolata” mela marcia e che il perfido poliziotto non sia invece il simbolo della arroganza con cui si amministra e gestisce in nome e per conto di tutti la libertà e la sua repressione?

a cura di ACAD Team





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