La data è quella di una delle stragi più efferate degli ultimi anni in Europa quando nel 2011 il fanatico di estrema destra Anders Behring Breivik dopo aver fatto esplodere un furgone davanti al palazzo del governo di Oslo, travestivo da poliziotto e armato fino ai denti, si imbarca per Utøya, l’isolotto al largo del Tyrifjorden, in cui si sta svolgendo un raduno di giovani organizzato dal Partito Laburista norvegese e apre il fuoco sui ragazzi, uccidendo chiunque gli capiti a tiro.

Alla fine della mattanza, la conta sarà di 77 morti e centinaia di feriti. Il lungometraggio Netflix, diviso in tre atti (l’attentato, i soccorsi e il processo a Breivik, vero focus del film per i dilemmi etici e le questioni politiche che pone a proposito degli strumenti in possesso delle odierne liberaldemocrazie rispetto al fanatismo) è calibrato in maniera certosina ed è palese la volontà del regista di restituire questa terribile vicenda di cronaca attenendosi ai fatti, quanto meno alla loro “verità” certificata. Da vedere.

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