Il 2020 è stato un anno insolito pieno di paura, panico, malattia, cambiamenti e anche di innovazione! Dappertutto le persone, nella grande maggioranza, si sono rese conto di doversi prendere cura di se stesse, anche se per tutta loro vita hanno servito con patriottismo e onore il proprio paese. È diventata evidente la scarsa capacità di controllo che i governi hanno realmente sulle grandi minacce che non sono originate dall’uomo!

Tuttavia, nelle ultime settimane del 2020 abbiamo assistito a una serie di decisioni incredibilmente positive in relazione alla cannabis, sia a livello europeo che mondiale.

In primo luogo, la Corte di Strasburgo ha sostanzialmente stabilito che il CBD (cannabidiolo) – componente derivato dalla cannabis – non è una sostanza stupefacente perché «non sembra avere alcun effetto psicotropo o alcun effetto dannoso sulla salute umana». Questo permette ora di avere una certa omogeneità in tutti i paesi membri dell’Unione Europea circa l’uso legale del CBD.

La seconda notizia positiva è arrivata dal voto dell’ONU dello scorso dicembre, che ha approvato l’adozione della raccomandazione 5.1 di rimuovere la cannabis e la resina di cannabis dalla Tabella IV della Convenzione Unica sugli Stupefacenti del 1961, alla luce del fatto che ciò permetterebbe più ricerca sull’uso medico della cannabis e della sua resina, in linea con la politica sulle droghe basata sull’evidenza. Ad ogni modo, va notato che queste sostanze continuano ad essere soggette al controllo previsto dalla Tabella I della Convenzione Unica sugli Stupefacenti.

In terzo luogo, negli USA lo scorso dicembre i membri della Camera dei Rappresentanti hanno votato e approvato il Marijuana Opportunity, Reinvestment, and Expungement Act (MORE), HR3884, che rimuove la cannabis dal Federal Controlled Substances Act – eliminando così il conflitto esistente tra le leggi statali e quelle federali sulla marijuana – e conferisce agli Stati l’autorità di stabilire le proprie leggi sulla cannabis senza subire indebite interferenze federali.

Per mettere le cose in prospettiva, approfondiamo le implicazioni di ciò che è stato fatto e come questo influirà sui consumatori.

CBD
Fino a novembre 2020 la discordanza sul CBD tra i paesi membri dell’UE ha generato molta confusione tra i cittadini, il suo uso era legale in alcuni paesi dell’UE, ma non in altri. Ciò significava che, visto che in Francia era stato dichiarato illegale, l’acquisto online di CBD da parte di consumatori francesi veniva rapidamente indirizzato in Spagna, Repubblica Ceca, Olanda o addirittura in Svizzera, dove era prontamente disponibile. Quindi, se l’acquisto online veniva effettuato all’interno dell’UE, le tasse di vendita venivano pagate laddove veniva acquistato e perciò la spedizione era perfettamente legale purché nella descrizione della merce non venisse menzionato il nome CBD.

In precedenza, secondo la legge francese, solo la fibra e i semi di canapa – varietà della pianta di cannabis che contiene meno dello 0,2% del cannabinoide psicoattivo THC – potevano essere commercializzati, non le infiorescenze. Ma la corte di Strasburgo ha stabilito che il divieto francese sulla commercializzazione dei prodotti di CBD derivati dalla canapa contraddice la legge europea sulla libera circolazione delle merci. Dunque, stabilisce chiaramente che all’interno dell’Unione europea i prodotti di CBD godono di uno status di legalità a patto che non superino il limite dello 0,2% di THC previsto dalla legge.

Questo rappresenta un importante precedente che ora si applica a tutta la legislazione dell’UE: l’utilizzo e il possesso di CBD è dunque legale per i cittadini europei all’interno dell’Unione. L’avvocato Robert Jappie ha dichiarato che la sentenza rappresenta una “grande vittoria” per l’industria del CBD, aggiungendo che: «La Corte ha confermato l’assenza di prove scientifiche che suggeriscano che il CBD abbia effetti dannosi sull’organismo e ciò ha reso molto difficile per la Commissione europea perseguire la proposta di classificazione del CBD come stupefacente». L’organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che il CBD «ha un buon profilo di sicurezza ed è ben tollerato» e che «l’uso del CBD puro non è associato ad alcun effetto negativo sulla salute pubblica». Fino ad oggi l’Ue non era mai stata così chiara sul CBD, sulla sua legalità, sul suo utilizzo e sulla sua disponibilità.

Il voto dell’ONU
Il 2 dicembre a Vienna, dopo oltre due anni di discussioni e voti posticipati, l’ONU ha finalmente votato a favore della riclassificazione della cannabis dalla Tabella IV alla Tabella I della Convenzione Unica sugli Stupefacenti! Questo significa che ora si potrà svolgere tutta la ricerca che la cannabis merita. La ricerca scientifica, i dottorati di ricerca e gli studi specializzati potranno essere portati avanti senza comportare problemi legali per coloro che vi sono coinvolti. In pratica tutto ciò sta eliminando lo stigma legale e la burocrazia prima necessaria per operare con una sostanza controllata al fine di ottenere risultati medici e scientifici e nuovi prodotti innovativi. Inoltre, la sentenza rende economicamente fattibile la commercializzazione di quei prodotti contenenti derivati della cannabis che rispettino tutti i controlli e i limiti imposti dalle buone pratiche di fabbricazione.

La legge federale negli USA
A dicembre c’è stata un’altra giornata storica per le politiche sulla cannabis negli Stati Uniti. Questo voto segna un punto di svolta degli ultimi cinquant’anni: è la prima volta che una delle camere del Congresso rivisita la classificazione della cannabis in quanto sostanza controllata e proibita a livello federale. Ed è anche la prima volta in 24 anni – ovvero da quando la California divenne il primo stato a sfidare il Governo federale sulla questione della proibizione della cannabis – che il Congresso tenta di ridurre il divario tra le politiche statali e quelle federali sulla marijuana.

Grazie a questo voto, i membri della Camera dei Rappresentanti hanno posto le basi per una necessaria resa dei conti legislativa nel 2021, ovvero quando si insedierà l’amministrazione Biden. La quale ha espresso pubblicamente il desiderio di seguire le soluzioni riparatorie di giustizia delineate nel MORE Act. Siamo pronti per questo dibattito legislativo e ci aspettiamo di vincerlo.

Il 2020 passerà sicuramente alla storia come l’anno più turbolento di tutti. La nuova realtà è giunta da un po’ ormai, ma il ritmo del cambiamento è diventato estremamente rapido da marzo 2020, ovvero da quando l’Europa è andata in lockdown a causa della pandemia da Coronavirus. Quest’anno, concetti come la comunicazione elettronica e digitale, i pagamenti online e i social media sono entrati nel vocabolario di tutti. Il ponte tra il vecchio e il nuovo è caduto più velocemente che in qualsiasi altro periodo storico, come se avessimo intrapreso una nuova direzione senza tener conto di tutto ciò che avevano plasmato le generazioni passate. Abbiamo assistito alla comparsa di nuove leggi per questa nuova realtà, e appare evidente che, se non ci evolviamo con essa, non sopravvivremo!

Ma con l’abbattimento dei vecchi pilastri della società si gettano le nuove fondamenta del futuro. Forse non siamo in grado di capire che cosa questo periodo rappresenti davvero per l’umanità di domani, ma si tratta sicuramente di un periodo di forte cambiamento. Questo contrasta con il silenzio della pianta di cannabis che aspetta pazientemente che l’essere umano comprenda il suo valore. Forse è il momento in cui l’umanità può rendersi conto di quali doni, già sulla Terra, Madre Natura le stia offrendo. Qualsiasi sia la ragione di questo cambiamento così radicale, quasi caotico, non è ciò su cui ora dobbiamo concentrarci, perché forse ci si deve solo preoccupare di cambiare rapidamente se non vogliamo morire. Abbiamo bisogno di capire realmente perché dobbiamo agire ora, dato che il nostro passato evidentemente non ha funzionato bene.

Se da un lato le diverse mentalità e culture ci rendono differenti e interessanti, sembra che gli esseri umani si stiano avvicinando tra loro grazie ad alcuni obiettivi condivisi. La rapidità della comunicazione e la potenza dei nostri nuovi strumenti hanno contribuito allo sviluppo della nostra specie sulla Terra. Ma non siamo infallibili. Infatti, più è cresciuta la popolazione mondiale e più siamo diventati fragili.

Abbiamo davanti a noi opportunità pronte per essere colte e sviluppate, ma imparare a usare a nostro vantaggio ciò che stiamo vivendo è ora la lezione più difficile! Qualsiasi sia la meta del nostro viaggio, è innegabile che salvaguardare le piante sia una necessità, così come passare a fonti di energia sostenibile! Noi dobbiamo cambiare questa mentalità tossica da fast food con uno stile di vita che faccia bene alla nostra salute, ai nostri simili e alla Terra.





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