bandiera usa cannabis

La prossima sarà una settimana di grande importanza per capire il futuro del processo di legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti (e di riflesso nel mondo), i cittadini degli stati di Oregon e Alaska andranno infatti al voto per scegliere se seguire le orme di Colorado e Washinghton, gli unici due stati ad aver fino ad ora legalizzato la marijuana.

A pochi giorni dalla data del refendum (si terrà il 4 novembre) il “Sì” alla legalizzazione pare in vantaggio in entrambi gli stati. E diversi fattori fanno capire come il vento stia rapidamente cambiando negli Usa. Innanzitutto va notato come non solo la gran parte dei politici del Partito Democratico si siano espressi in favore del referendum (come era prevedibile), ma anche diversi esponenti dell’ala liberale del Partito Repubblicano abbiano fatto lo stesso. Un altro dato è forse ancor più importante, quello relativo ai fondi raccolti dalla campagna a favore e da quella contro la legge: fattore che in Usa è fondamentale per capire da che parte stiano i cosiddetti opinion leader e gli esponenti della borghesia. Ebbene, in Oregon la campagna per il “Sì” ha raccolto oltre 7,5 milioni di dollari di finanziamenti, mentre quella per il “No” ne ha raccolti solamente 168mila.

IL REFERENDUM PREVISTO IN OREGON. L’Oregon vanta una tradizione piuttosto liberale in tema di cannabis. Nel 1973 fu uno dei primi stati americani a depenalizzarne il consumo, prevendendo solo sanzioni amministrative per i consumatori di cannabis, mentre nel 1998 fu il secondo stato – dopo l’apripista California – a legalizzarne l’utilizzo terapeutico. Già due anni fa si svolse nello stato un referendum per la legalizzazione completa della cannabis, che venne però bocciato di misura dagli elettori. Ora gli attivisti pro-cannabis ci riprovano con molte più possibilità di riuscita: secondo gli ultimi sondaggi il “Sì” sarebbe in vantaggio di 10 punti percentuali. Se la legge verrà approvata, in Oregon sarà possibile anche l’autocoltivazione fino a 4 piante di cannabis, ed il possesso di massimo 8 once (226 grammi) di erba. Saranno inoltre aperti dispensari per la produzione e la vendita di cannabis sotto il controllo dello stato. E le tasse provenienti dal suo commercio saranno ripartite in ambiti di interesse sociale: 40% alle scuole statali, 35% per le forze dell’ordine, 20% per i servizi alla salute e contro le dipendenze, 5% al servizio sanitario dello stato.

IL REFERENDUM IN ALASKA.
La storia della legislazione sulla cannabis in Alaska è molto curiosa ed anche un po’ contorta. Nel 1975 il governo dello stato depenalizzò il possesso casalingo di cannabis, rifacendosi alle norme costutizionali in tema di libertà dell’individuo. Nel 1990 un referendum annullò questa misura, sancendo la punizione fino a 3 mesi di carcere per i possessori anche di minime quantità di cannabis. Sentenza ancora una volta ribaltata nel 2003 dalla Corte Costituzionale dello stato, che reintrodusse la depenalizzazione. Tuttavia visto che secondo la legge federale il possesso rimaneva illlegale, fino ad oggi rimane il paradosso che vede i possessori rischiare il carcere se vengono fermati dalla polizia federale, ma essere in regola in caso di controlli della polizia della stato. Quello del prossimo 4 novembre sarà il terzo tentativo di introdurre la legalizzazione nello stato: i primi due, nel 2000 e nel 2004, videro gli elettori pronunciarsi contro la legalizzazione. Ora, secondo i sondaggi, potrebbe essere la volta buona.





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