In tutto il mondo miliardi di animali sono costretti a trascorre la propria vita in gabbie strettissime. Stiamo parlando di scrofe, galline, vitelli, conigli, anatre e quaglie, tutti vittime della crudeltà di una vita, o parte di essa, privata della libertà di muoversi ed esprimere i più basici comportamenti naturali. Simbolo per definizione dell’allevamento intensivo, le gabbie fanno sì che gli animali che vi sono costretti conoscano solo sofferenza e privazione.

Per porre fine all’uso delle gabbie, due anni fa è stata lanciata la campagna “End the Cage Age che ha raccolto in tutta Europa più di un milione di firme. Un obiettivo raggiunto grazie a 170 associazioni animaliste, ambientaliste e di consumatori, che si sono unite per difendere il diritto degli animali a una vita degna. Si tratta della terza campagna per quantità di firme raccolte, la prima in difesa degli animali d’allevamento.

La realtà ha superato ogni più favorevole auspicio: di 1.6 milioni di firme raccolte, 1.4 sono state autenticate. Affinché  le iniziative dei cittadini europei siano ritenute valide ne sono sufficienti 1 milione, quindi la coalizione #EndTheCageAge ha raggiunto il suo obiettivo, quello di ottenere un’audizione pubblica al Parlamento europeo, cosa che avverrà, Covid-19 permettendo, al più tardi entro tre mesi. A quel punto, la Commissione europea sarà obbligata entro sei mesi ad adottare una risposta formale e a pronunciarsi sulla questione dell’allevamento in gabbia.

 





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