pictureIntervista a Marco Boato, deputato dei Verdi e parlamentare dal 1979. Fondatore nel ‘69 del movimento di sinistra Lotta Continua; al suo scioglimento, passando da Democrazia Proletaria e Partito Radicale, è approdato alla Federazione dei Verdi.

Il 2 aprile ho personalmente contattato la segreteria del parlamentare per preannunciare per il giorno seguente l’invio delle domande. Il giorno successivo sono stato ricontattato in quanto sette giorni per rispondere a dodici domande non erano sufficienti. Dopo una estenuante trattativa con il nostro Direttore editoriale a base di insulti da parte sua ed offerte umilianti e di dubbio gusto da parte mia, siamo arrivati ad una razionale conclusione: mi è stata concessa una proroga di quattro giorni per portare a casa l’intervista. Richiamo la segreteria che si dimostra a questo punto possibilista. I giorni passano ed il 13 di aprile richiamo per avere notizie. Risponde un altro segretario che fa scaricabarile sulla collega; mi informa dei pressanti impegni dell’onorevole sia per il congresso dei Verdi del Trentino sia per l’attività in Parlamento. Di fronte alle mie stizzite proteste e accuse di mancanza di rispetto, da buon burocrate, risponde che non dipende da lui. Mi invita ad intervistarlo per il prossimo numero della rivista (se lo scordano!) augurandomi buon lavoro (ma andate a…).

Un dubbio, che è sempre più certezza, mi rimane: non credo sia umanamente possibile non riuscire in dieci-undici giorni a rispondere a dodici domande semplici semplici con, oltretutto, le vacanze pasquali in mezzo. Credo invece non abbia ritenuto utile ed interessante rispondere, sbagliando, ad una rivista antiproibizionista che porgeva però domande spesso scomode od imbarazzanti.

Marco Boato fu scelto principalmente per il suo impegno antiproibizionista e garantista ultimamente concretizzatosi nell’unica proposta di legge condivisibile per il superamento dell’attuale legge fascista sulle droghe. L’atteggiamento di sufficienza dimostrato ci porta a porre un’unica domanda: BOATO CI E’ O CI FA? Ecco le impegnativissime domande rivoltegli.

Tua è la proposta di legge per la depenalizzazione del consumo di stupefacenti e per la legalizzazione dei derivati della cannabis. Puoi illustrarne le linee-guida?

E’ passato un anno dalla presentazione; il Forum Droghe ha indetto uno sciopero della fame in segno di protesta per i ritardi del Parlamento nell’affrontare la tua proposta. C’è stato qualche passo avanti?

Nel programma dell’Unione si parlava di decriminalizzazione del consumo; alcuni partiti, Verdi compresi, in campagna elettorale proclamavano l’abrogazione della Fini-Giovanardi nei primi cento giorni. Ne sono passati trecento senza che nulla sia cambiato. Hai idea della frustrazione generata in una fetta consistente di elettorato ed i guai giudiziari che molti stanno subendo?

La Turco ha alzato le soglie del consumo personale ma il TAR ha annullato il decreto. A me pareva comunque una iniziativa timida ed ipocrita visto che non sovvertiva il sistema tabellare lasciando alla mera quantità il discrimine tra sanzione amministrativa e presunzione di spaccio. Hai un’opinione diversa dalla mia?

Rapporto con sostanze ritenute dalla legge illegali: mai fatto uso di nulla?

Sei un deputato molto prolifico: tra le tue proposte di legge mi ha colpito quella sull’affettività in carcere. In cosa consiste?

Grazie a te è stata eliminata ogni traccia di pena di morte dall’ordinamento italiano, presente per i casi previsti dalle leggi militari di guerra. Come vedi la possibilità di arrivare ad una moratoria internazionale sulla pena di morte?

Come giudichi, da parlamentare e da cattolico, l’accentuato interventismo della Chiesa nel dibattito politico? Il solo accostare l’omosessualità alla pedofilia non ti pare un’evidente caduta di stile, se non una vera e propria bastardata?

Hai fatto il ‘68 da protagonista, sei stato tra i fondatori di Lotta Continua. Come era il clima e la partecipazione politica in quegli anni?

Allora era normale per un ragazzo fare politica, oggi non sembra più così. Di chi è la maggiore responsabilità? Dei politici, del benessere economico, dei mezzi di comunicazione o di cosa?

Ti va, dall’alto dei tuoi quarant’anni di militanza, di descrivere cos’è la “bella politica” per cui valga la pena sacrificarsi? Mi aspetto una risposta non “veltroniana”…

Ultima domanda: hashish o marijuana?





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