bigFu proprio quel giorno, immersi in una splendida alba piovosa, durante l’ennesimo party svoltosi in quel di Fintek, stanchi della piega che avevano preso le feste di allora, ripetitive, noiose e prive di stimoli, che decidemmo di passare all’azione. Ricordo infatti, mentre lamentavamo di quanto non ci piacesse più né lo stile né l’ambiente che si era venuto a creare, che uno di noi sentenziò le seguenti e profetiche parole: “A Regà, ma perché invece di lamentarci sempre, non la facciamo noi una festa?!?! E come dargli torto. Fu subito preso alla lettera da tutti gli altri. Anno 1998, era settembre, e presa la decisione definitiva passammo tempestivamente, alla fase 2: Organizzare il nostro primo RAVE!!!

Una tre giorni NO STOP, a cavallo delle solite celebrazioni natalizie. Iniziammo quindi a radunare persone che come noi sentivano, prima di tutto, qualcosa che non andava in quel modo di aggregarsi. Nello stesso tempo, sentivamo forte la voglia di tornare a vivere quelle emozioni che molto, tanto, troppo ci avevano dato, sotto tutti gli aspetti. Non lo siamo nemmeno oggi soddisfatti, dopo più di dieci anni, figurarsi se volevamo smettere con i Rave nel 1998!!! Il gruppo che riuscimmo a creare era composto da elementi con esperienze tra le più disparate. Gente con vari percorsi alle spalle. La flottiglia umana era composta da: Chi frequentava già da tempo i centri sociali, chi ci viveva, chi era stato Punk, chi aveva iniziato il suo percorso nell’underground proprio con le feste. Insomma, un bel gruppo, abbastanza eterogeneo ma che allo stesso tempo, aveva un sentire comune. Ci dedicammo quindi all’organizzazione del nostro primo RAVE. Ce lo eravamo imposti!! Doveva avere qualcosa di speciale, o almeno doveva essere diverso da tutto quello sperimentato precedentemente.

Prima fase, l’incontro quotidiano. Fissammo specie di riunioni o comunque qualcosa di simile, in una delle salette del C.S.O.A. Forte Prenestino. Al tempo ancora non esisteva il nome Kernel Panik, e la festa fu denominata “Tekno Connection”. Lo era nel vero senso della parola, visto che si aggiunsero in seguito a questo nuovo miscuglio di elementi, (noi futuri Kernel), gli Ostia Rioters, SPZK a.k.a. “TEMPIO DELLA PEZZA”, punto di riferimento della scena techno romana e del litorale (oggi ZK), i Bradipo Morph, Andy e qualcun altro componente del progetto Plasmodio ormai concluso. Una parte consistente, come il grande Bighead proveniva da “Zona a rischio”, posto occupato a Casal bertone, periferia romana, altri dal Forte, più alcuni cani sciolti. Nelle cosiddette riunioni ci eravamo dati tutta una serie di prerogative. Per prima cosa, la location della festa doveva essere un posto nuovo, vergine, che non fosse stato utilizzato prima per un evento di questo tipo. Poi ponemmo molta attenzione, cosa che facciamo ancora oggi, ai diversi aspetti che possono caratterizzare un raduno come appunto un Rave. Non solo il sound a cui giustamente si dà l’importanza primaria, visto che della musica in una festa non se ne può proprio fare a meno, ma anche a tanti altri diversi fattori; le coreografie, le performance, l’impianto luci, i banchetti informativi, i drops ecc.

I free party sono potenzialmente situazioni che noi riteniamo debbano essere libere. Oltre che gratuiti, (anche se a volte ci è stato bisogno di una piccola sottoscrizione all’entrata per finanziare le spese), pensiamo siano luoghi dove, nel rispetto di tutti/e si può fare qualsiasi cosa. Ce lo siamo sempre immaginato infatti come un gigantesco luna-park, anarchico e autogestito. E quale buon raver non l’ha fatto… Il Rave per antonomasia. Volevamo inoltre dare un messaggio, non fare qualcosa di fine a se stesso. Il critico periodo di allora ce lo imponeva. Scrivemmo anche qualche riga sul retro del flyer, precisamente questo: “complici corpi e menti in movimento distruggono noia e ripetizione”. Così si iniziò la ricerca del posto. Non fu facile anche perché se la situazione si era ormai cristallizzata con Fintek, erano comunque diversi anni che si facevano feste nell’urbe ed i posti cominciavano a scarseggiare. Infatti a Roma, ancora oggi, è difficilissimo che ci sia un sabato senza trovare un illegale. Dopo vari tentativi andati a vuoto, una domenica, dopo l’ennesimo inutile festino per pochi intimi, il sottoscritto, con il Treccia, uno dei cani sciolti, a bordo della sua Citroen AX gentilmente concessa dai seguaci del dottor Hoffman e affini, trovammo finalmente quello che cercavamo. Non solo era pulito, messo bene e spazioso, ma cosa fondamentale, stava “Appizzato”, ossia ben nascosto. Infatti dopo la nostra prima festa, diventò una delle nuove location della scena, tant’è che anche noi ci tornammo anni dopo per un afterhours. Il Party durò tre giorni: 24-25- 26 dicembre. L’area la suddividemmo in due diverse sale con rispettivi sound, proiezioni circondati da luci stroboscopiche, scanner e laser a fare da coreografia più una performance veramente suggestiva, inscenata dai Bradipo; Consisteva in una battaglia a colpi di sfrullinate con scintille ovunque, tra uno di noi ed un robot in ferro autocostruito.

Le scintille cadevano quasi in testa alla gente che ballava, infatti il tutto si svolgeva con il performer da un lato ed il mostro in ferraglia dall’altro. Entrambi sospesi in aria sopra la dance-floor, sostenuti da carrucole e grosse corde. Immaginate tutti i presenti in avanzato stato confusionale cosa devono aver pensato o meglio, visto. Organizzare quel party fu veramente emozionante, e a parte qualche scaramuccia con i Tomahawk, (tribe francese) i quali arrivarono il terzo giorno montando e pretendendo soldi che nessuno mai gli aveva promesso, filò tutto liscio. Da quella tre giorni di “TEKNO CONNECTION” l’entusiasmo era a mille. Felicissimi per come era riuscita la festa, iniziammo a prendere seriamente in considerazione l’idea di dar vita ad un progetto a lungo termine.

Di conseguenza cominciammo a pensare ad un nome e ad un logo. Insomma, qualcosa che definisse la nostra nuova identità. Scoprimmo da subito le affinità tra alcuni individui che poi in seguito continuarono a vedersi e a frequentarsi. Infatti pochi mesi dopo, organizzarono un altro Rave, e di strada, questa volta, non solo metaforicamente, ne faranno davvero molta. Sono sicuro che già avete capito di chi si tratta. Vennero fuori tantissime idee relative alle grafiche da usare, purtroppo i miei deficit mnemonici non mi aiutano a focalizzare quali fossero, ma ricordo che ne uscirono fuori alcuni veramente bizzarri. Fu Rent che coniò il nome Kernel Panik*, e anche se a quei tempi la maggior parte di noi non sapeva cosa volesse dire, suonava bene. Era come se, anche solo foneticamente, racchiudesse quello che volevamo esprimere con il nostro progetto. Infatti anche dopo aver appreso il significato di quelle due parole che ci piacevano tanto, ci trovammo tutti d’accordo, sia per la sua connessione tecnologica, sia perché ci sentivamo veramente un anomalia del sistema, non solo quello di Linux. Mentre il primo logo (che negli anni successivi mutò tantissimo) riprese graficamente quello della storica punk band californiana Dead Kennedys. Loro avevano le due iniziali che uscivano fuori dal cerchio in cui erano rinchiuse, noi, le due KK, rispettivamente prima ed ultima lettera.

* Il kernel panic è un messaggio, proprio di alcuni sistemi operativi , che compare in caso di errori di esecuzione irreversibili che necessitano il riavvio del sistema.

Alessandro Kola

 

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