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Edgar Allan Poe nacque a Boston il 19 gennaio del 1809, presso una famiglia tra le più rispettabili della città. Il padre di Edgar ricevette una seria educazione ma nonostante la sua buona posizione sociale decise di dedicarsi alla vita ben più difficile del teatro, calcando le scene con la donna della quale si era innamorato, l’attrice Elizabeth Arnold, madre di Edgar. Il bambino venne presto abbandonato, anche a causa delle disgraziate condizioni economiche in cui la carriera istrionica aveva posto i due genitori (secondo la biografia redatta da Baudelaire i due moriranno di stenti poco dopo…).

Destino volle che un agiato commerciante di Richmond di nome Allan si commovesse della povera creatura e la prendesse con sè, fu così che Edgar Poe divenne Edgar Allan Poe. Tra il 1815 e il 1822 seguì la sua famiglia adottiva in Inghilterra dove intraprese i suoi studi presso un collegio nei dintorni di Londra, un periodo questo del quale restano alcune tracce in un racconto intitolato “William Wilson”. Il giovane Edgar si distinse subito per le sue capacità letterarie, iniziando ad inventare racconti e dando prova di una straordinaria memoria poetica.

I suoi studi proseguirono poi a Richmond al suo ritorno in patria nel 1822, sono questi gli anni in cui il giovane si innamorò della bella Jane Craig Stanard, la ragazza alla quale è dedicata la poesia “A Elena”, l’amore tuttavia si spegnerà presto insieme alla stessa Jane, che morirà nel 1824. Nel 1826 Edgar si iscrisse all’università della Virginia facendosi notare soprattutto per la sua vita disordinata, aveva già iniziato infatti a bere e giocare tanto che alla lunga l’università prenderà la decisione di espellerlo. Si arriva in tal modo al 1829 anno in cui il poeta entrò all’accademia militare di West Point che lascerà due anni più tardi, nel frattempo è giunto a pubblicazione “Tamerlano e altre poesie” e il padre adottivo di Edgar ormai sessantacinquenne si è risposato trovando però il forte disaccordo del figlio.

Dopo aver abbandonato l’accademia militare il giovane scrittore riuscì a pubblicare diverse opere tra le quali il racconto “Metzengerstein” e “Il manoscritto trovato in una bottiglia” per il quale riscosse anche un premio in denaro, dedicandosi inoltre all’attività giornalistica con diverse riviste, lavoro grazie al quale però non riesce a guadagnarsi di che vivere tranquillamente, restando sempre sul filo della povertà. Nel 1834 il Sig. Allan morì, e la rottura tra patrigno e figlio fu tale che nel testamento non apparve alcun lascito per Edgar. Il matrimonio per Poe arrivò nel 1835 e sposa divenne la giovanissima cugina Virginia Clemm con la quale si trasferì a New York dove nel 1838 verrà pubblicata la prima edizione di una delle sue opere più conosciute: il romanzo “Gordon Pym”. Quasi immediatamente si trasferì a Philadelphia dove continuò a scrivere e vennero alla luce i “Racconti del grottesco e dell’arabesco” nel 1839 e alcuni anni più tardi a New York la raccolta poetica “Il corvo” troverà un’editore.

Da questo punto punto in poi la vita di Poe si rese incredibilmente difficile, la sua inclinazione all’alcolismo lo portò a bere sempre di più e i soldi guadagnati grazie alle sue opere letterarie e al lavoro di giornalista non bastano a mantenerlo. Nel 1847 in condizioni di grave indigenza morì anche la moglie Virginia, gettando Poe ulteriormente più vicino al fondo. Le sue visite a Richmond suscitavano sempre la generale indignazione dei concittadini per l’aspetto con cui il poeta si presentava, tuttavia nel 1848, (anche in virtù del fatto che aveva smesso di bere…) vennero organizzate delle conferenze, conferenze che saranno destinate a passare alla storia come preziose lezioni di letteratura, il tema scelto dall’autore fu infatti “Il principio poetico” e l’uditorio rimase folgorato dall’arte oratoria di Poe così come egli restò commosso dalla apparente benevolenza che Richmond aveva saputo riservargli in quell’occasione.

A stroncare il poeta sarà un ultimo viaggio a New York City, pare infatti che a causa di un leggero malessere il poeta bevve un piccolo sorso d’alcool per riprendersi, questo fu sufficiente perché Edgar, che da diversi mesi non toccava più il bicchiere, si gettasse in una giornata intera di dissipazione che lo portò ad un nuovo attacco di delirium tremens (sua vecchia conoscenza…). Il 3 ottobre venne trovato del tutto privo di sensi da alcuni agenti di polizia di fronte alla porta di una taverna a Baltimora, e non disponendo di amici o denaro né di domicilio venne condotto all’ospedale, dove si spense pochi giorni più tardi, all’età di quarant’anni.

L’impronta eterna che la sua mente e la sua penna ci hanno tramandato portano con sé molto del suo senso della vita, quelle poetiche che non a caso il primo a cogliere qui nel vecchio continente fu Baudelaire, primo traduttore europeo di Poe e ad esso legato da una innegabile affinità intellettuale ed emotiva. Con Poe ci troviamo di fronte ad uno scrittore che ha saputo fondare una nuova corrente artistica, una tale potenza e ricchezza d’ingegno sono vissute in un corpo tanto debole e in una volontà tanto duramente messa alla prova dal corso inarrestabile degli eventi. E forse grazie anche a queste difficili prove della sua vita che si sono formate quelle fantasmagoriche visioni che vivono nelle sue pagine di poesia e di prosa.

Leggere Poe è gettare uno scandaglio nel torbido dei secoli, nelle paure che sono sempre state insieme a noi ma che solo lui ha saputo illuminare in modo tanto vivido e deciso. Leggete Poe! Fatevi trascinare dai suoi libri! Cadete nel Maelstrom! Tremate di fronte al pendolo! Urlate al battito del cuore in quella cantina! Ne varrà sempre la pena e chiusa l’ultima pagina vi stupirete di come tutto ad un tratto il mondo intorno a voi riprenda il corso degli eventi mentre la vostra immaginazione resta intrappolata tra le parole immortali di Edgar Allan Poe.

fonte: “Il corvo e altre poesie” a cura di Silvana Colonna e Maurizio Cucchi; “Edgar Allan Poe, la sua vita e i suoi scritti”, Charles Baudelaire.

Luca Leimer

 





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