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In un rapporto che è stato pubblicato poche settimana fa, si indica che la guerra mondiale contro le droghe è fallita. Non è una sorpresa, visto che vari esperti di politica, studiosi e politici sono arrivati a questa conclusione, tra questi il Segretario di Stato degli Usa, George Schultz, l’ex-presidente del Messico, Vicente Fox e l’ex-presidente del Brasile, Fernando Henrique Cardoso.

Tra le motivazioni per la legalizzazione si evidenzia come i prezzi di marijuana, cocaina ed eroina – livellati all’inflazione e alla purezza – sono radicalmente diminuiti dal 1990 in diverse regioni come Europa, Usa e Australia. In altre parole: le droghe illegali abbondano e sono economiche in tutto il mondo. E quindi? Le raccomandazioni del rapporto sono relativamente calde.

Si enfatizza la necessità di cambiare la strategia di eradicazione e proibizione delle droghe, verso un’altra più attenta alla prevenzione e al trattamento dell’abuso. Quindi si prefigura una “riduzione del danno” – piuttosto che l’applicazione delle leggi – che sarebbe un progresso rispetto alla strategia esistente, che è controproducente e inutile, nonché insufficiente.

Anzi, nel rapporto si accetta con leggerezza la convinzione che il consumo di droghe si deve in gran parte ad una serie di patologie sociali. La realtà è che la strategia di proibizione delle droghe e non il consumo è la vera responsabile di molte di queste patologie. L’abuso di droga è certamente un problema di salute pubblica importante ed ha costi sociali considerevoli, ma, proibire il traffico di droghe crea una grave distorsione sociale ed economica.

Siccome certe droghe sono illegali, nel mercato nero sono enormemente sopravvalutate. Nello stesso tempo, le persone che sono disposte a trafficare frequentemente con un prodotto illegale non hanno scrupoli per violare altre leggi. La proibizione permette che le persone e le organizzazioni più nefaste e dedite alla violenza dominino il commercio.

La proibizione delle droghe porta inevitabilmente alla corruzione e alla violenza, che hanno aumentato il livello di conflitti in Usa e anche di più nei Paesi produttori o di transito. I problemi che la guerra contro le droghe ha causato sono anche più dannosi per le società che non i problemi creati dal consumo di droghe in se’.

In Messico, per esempio, negli ultimi sei anni e mezzo sono morte qualcosa come 60.000 persone in conflitti armati tra i diversi cartelli sia tra loro che contro le autorità messicane. Attualmente, i cartelli della droga che operano in Messico controllano grandi porzioni del territorio dell’Honduras e del Guatemala e rappresentano una grande minaccia all’autorità dei Governi della regione.

Come indica il rapporto, il traffico internazionale di droghe è un business che genera 35.000 milioni di dollari all’anno. Non c’è un modo realistico di reprimere un mostro economico di tale portata. Possiamo solo determinare se il commercio debba essere nelle mani di imprenditori onesti e dei criminali spietati.

La donchisciottesca crociata degli Usa contro le bevande alcoliche nella decade tra il 1920 e il 1930, ha dimostrato che una strategia di proibizione implode e arricchisce in modo rilevante i criminali. Quando si proibì l’alcool, il suo commercio cascò nelle mani di mafiosi come Al Capone e Dutch Schultz. I contrabbandieri erano corrotti e corrompevano i funzionari pubblici e gli agenti di polizia in tutto il Paese.

Quando terminò la proibizione, gli affari legittimi offrivano ai consumatori le bevande che chiedevano e cessò la carneficina e la corruzione. Continuare con la proibizione delle droghe non è una panacea. Con un sistema di bevande alcoliche legali, è stato possibile affrontare problemi sociali come la guida in stato di ebbrezza e l’alcolismo. Nessuna persona razionale appoggerebbe una nuova proibizione con tutte le sue nefaste conseguenze.

La necessità di proibire le bevande alcoliche si limitò agli Usa. Oggi, essenzialmente per la pressione di Washington, la proibizione della droga è una necessità mondiale. Dobbiamo imparare dalla storia e procedere con modifiche tutt’altro che modeste nelle strategie antidroga.

La modifica deve iniziare con la legalizzazione completa della marijuana, non con una legalizzazione parziale come quella approvata dagli elettori del Colorado e dello Stato di Washington lo scorso anno. Nel contempo dobbiamo cominciare a discutere seriamente come affrontare le droghe pesanti in un ambito di legalizzazione. Non importa quali siano i dettagli di questa nuova politica, è necessario che in Usa e in tutto il mondo si riconosca che la proibizione è una posizione insostenibile.

fonte: aduc.it





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