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Nella storia moderna della cannabis i breeders hanno lavorato con grande fatica e passione per riuscire a scoprire la varietà più potente, più curativa o con l’effetto più congeniale, scoprendo le milioni di combinazioni possibili che questa specie botanica possiede all’interno del suo patrimonio genetico, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche. Strain come White widow, Haze, Skunk, Kush hanno caratterizzato la storia della cannabis diventando veri e propri miti i quali per sempre riempiranno i nostri ricordi; tuttavia nessuno di essi si è mai curato di una scomoda quanto bizzarra caratteristica: l’Autofioritura…Tutti tranne uno… Sebbene questa caratteristica sia sempre esistita nel pool genetico della cannabis è forse Mr Joint Doctor, breeder delle montagne canadesi, l’autore della scoperta forse più importante e geniale nel nostro mondo cannabico fino ad oggi… Di certo non sarà l’ultima ne l’unica (visti i professionisti che lavorano in questo mondo), ma di fatto la famigerata lowryder è diventata in appena un anno, la genetica più venduta certamente in Europa, ma forse anche ne resto del mondo.

Appena 2 mesi per un raccolto da seme con dimensioni ridottissime, sono caratteristiche che hanno sconvolto gli appassionati dell’homegrowing, facendo avvicinare molti più growers a questa nostra passione-lavoro, visto che è possibile coltivare questa pianta persino nel “CASE” di un computer. Anche molte critiche hanno caratterizzato la nascita della lowryder, la quale non trova favore da molti esperti coltivatori , vista la sua impossibilità di riproduzione da clone. Inoltre c’è chi dice che questa caratteristica potrebbe indebolire nel futuro il pool genetico della cannabis; personalmente dopo un lungo periodo di scetticismo assaggiando più volte la seconda versione Low2, ho dovuto decisamente ricredermi; a voi l’ardua sentenza. Certo non è colpa di Joint Doctor e della Lowryder se il mondo cambia correndo all’impazzata, ma mai il successo della sua scoperta, può forse spiegare meglio quali sono i risultati del progresso della frenesia, dell’ansia di arrivare sempre primi,
che gioco forza ci sta portando alla rovina… Ringrazio calorosamente Joint Doctor e vi do appuntamento al prossimo breeder che intervisteremo…

Hai mai rilasciato un’intervista in Europa?
Solo una volta, per quel che ricordo. Fui intervistato per il sito web di Seedsman.

Si dice che sei un tipo eccentrico e solitario: che tipo è Joint Doctor?
Beh… prima di tutto avrete capito che Joint Doctor non è il mio vero nome, è solo il mio “alter ego”. Come qualsiasi altra persona coinvolta nel breeding della cannabis, devo stare attento a tenere ben separate queste attività dalla mia vita privata. Non sono realmente una persona solitaria, semplicemente non sento il bisogno di essere costantemente sotto i riflettori. Questo tipo di approccio ha funzionato bene per me. Di persona, sono solo leggermente eccentrico e sono un tipo solare a cui piace la compagnia della famiglia e degli amici fidati. Non sarei mai arrivato dove sono se avessi veramente lavorato in solitudine.

Possiamo affermare che ad oggi la Lowrider #2 è certamente la genetica più venduta se non nel mondo, almeno qui in Europa. Sei consapevole di aver inventato qualcosa di veramente rivoluzionario e ingegnoso?
Beh, grazie. Naturalmente io sono il primo ad essere stupito di quanto siano diventate popolari le mie genetiche. Nella mia vita di tutti i giorni, solo le persone che mi sono molto vicine sanno e possono capire quel che faccio. Senza i forum su internet e le occasionali fiere avrei avuto sicuramente dei riscontri molto inferiori da parte della gente. Quindi mi sembra tutto piuttosto surreale. All’inizio ero già cosciente che la Lowrider avesse delle caratteristiche molto innovative, infatti le ho usate come strumento promozionale, sottolineando le differenze e i vantaggi. Ho cominciato con progetti modesti – si parla di breeding in armadio – e non avrei mai previsto di dar vita a una rivoluzione tanto grande, o che la mia genetica fosse la più venduta. Ma avevo grandi speranze!

Negli ultimi 30 anni della storia della cannabis, il carattere dell’autofioritura è stato pressoché snobbato da tutti i breeder; concentrarsi su di esso è stata una scelta audace e molto rischiosa. Quale illuminazione ti ha fatto focalizzare e seguire questa anomala caratteristica?
Sono sempre stato attratto dalle caratteristiche insolite e bizzarre delle piante. Vivendo in una fattoria, iniziai a dilettarmi con strane varietà da raccolto alimentare partendo da semi portati da paesi esotici. Più o meno contemporaneamente cominciai a sperimentare con la cannabis – più di 20 anni fa. In seguito tentai di creare genetiche dalle dimensioni ridotte per me, da crescere in spazi piccoli, usando genetiche di diverse famiglie. Penso che ottenere il massimo da spazi piccoli sia un tema molto ricorrente e importante, specialmente in Europa. Ma condussi anche altri progetti “anomali”, come giocare con genetiche mutanti di cannabis come la “Split-Yellow” o la “Australian Bastard Cannabis”. L’obiettivo era quello di creare una pianta “camuffata”. Ovviamente questi progetti non ebbero il successo della Lowrider e decisi di non inserirli nel mercato dei semi. Tuttavia iniziai ad accumulare una discreta quantità di razze uniche.
Più tardi, un mio amico mi diede alcuni semi di una pianta chiamata Mexican Rudy. La pianta, che girò per un breve periodo dalle mie parti, discendeva probabilmente da un incrocio sperimentale con una Ruderalis. Incrociai questo strain con alcune delle mie madri più valide e notai che alcune piante molto strane iniziarono a fiorire immediatamente, quando erano ancora piccolissime, sotto 24 ore di luce! Fu qui che l’idea della Lowrider iniziò a concretizzarsi.

La tua scoperta ha reso più ricco te oppure i tuoi distributori?
Beh, non è una gara. Sono solito condurre un modesto stile di vita. Diventare ricco non è il mio scopo primario. I distributori probabilmente fanno più soldi, ma lavorano molto e rischiano parecchio, io non sarei capace di fare lo stesso.

Il nostro amico Shanti Baba non è il solo ad affermare, come ha anche riferito precedentemente su DV, che le autofiorenti e le femminizzate stanno di fatto indebolendo la specie della cannabis e impoverendone il pool genetico. Cosa ne pensi a riguardo?
Non farmi piangere! Rispetto Shanti Baba, ma certe affermazioni sanno di propaganda. Riguardo le autofiorenti credo che sia vero il contrario. Basta pensare che un maggior numero di varietà e tipi di cannabis tra i quali scegliere rappresenta una maggiore diversità globale. Stiamo vivendo una perdita di biodiversità in molte specie di piante coltivate. In questo caso invece, abbiamo selezionato un oscuro tratto genetico (molti avranno sentito parlare della leggendaria “ruderalis siberiana”), che era il semplice adattamento di una pianta al clima dell’estremo nord, mettendolo in circolazione a livello globale. Non c’è alcun pericolo per le varietà esistenti, quindi perché la gente tende a criticare? Immagino siano semplicemente riluttanti ad abbracciare metodi troppo diversi dalle loro convinzioni più radicate. O forse è la paura che le autofiorenti possano rimpiazzare quelle convenzionali, ma non penso che questo debba accadere e non credo accadrà mai.
I semi femminizzati, d’altro canto, potrebbero o meno indebolire la specie, ma è una questione totalmente diversa. Si, ci sono moltissime varietà femminizzate al momento, ma quelle regolari continuano ad essere reperibili – ci sarà sempre gente che vuole semi regolari. Ad ogni modo, non credo che una singola minaccia possa danneggiare il pool genetico della cannabis; è così diffusa e radicata in tutto il mondo. Ma i breeder devo stare attenti e mantenere le proprie varietà regolari.

Abbiamo notato che le autofiorenti riscuotono un enorme successo tra i grower novizi. Si può dire che rappresenti il “ground 0” della coltivazione indoor. Ma si potrà dire lo stesso anche per i grower più esperti?
Probabilmente no e va bene così. Molta gente coltiva semplicemente per provvedere alla propria piccola scorta personale senza mai considerarsi dei “grower esperti”. Le piante autofiorenti sono una grande innovazione nel mondo del growing e risultano perfette per coltivazioni su piccola scala. Non intendo convertire i grower che hanno già sperimentato e affinato i propri metodi con varietà regolari. Tutto può andar bene. In ogni caso, queste persone tendono a non fidarsi di qualsiasi cosa di diverso finché non vedono con i propri occhi. Per i coltivatori outdoor, comunque, le autofiorenti possono essere una benedizione poiché sono quelle che maturano più in fretta e, per i grower del nord, potrebbero essere l’unica vera opzione.

Altri esperti grower, tra cui Mr Chimera, asseriscono invece che con la Lowrider, benché nelle sue ultime edizioni abbia raggiunto gusti apprezzabili, non riescono ad essere coinvolti dal suo effetto, definendo il suo high incompleto rispetto alle sue colleghe “regolari”.
Mi piacerebbe vedere prove di certe affermazioni. Cosa sono i “colleghi regolari”? Ogni varietà d’erba possiede una “firma” diversa, costituita dai cannabinoidi e dall’effetto. Alcune persone preferiscono le indiche o le sative e in ogni varietà ci sono soggetti più o meno potenti. E’ troppo soggettivo. Dalla mia esperienza posso dire che le piante autofiorenti possono essere molto buone. In un futuro prossimo dovremmo fare dei test per confrontare i livelli di cannabinoidi delle autofiorenti con quelli dei “colleghi regolari”. Ma la caratteristica dell’autofioritura può essere incrociata con qualsiasi varietà regolare, perciò non penso che questo tratto sia legato ad un effetto in particolare.

Sei soddisfatto della stabilità della lowrider 2? Oppure è impossibile migliorarla vista la sua bizzarra caratteristica?
Non sono sicuro a quale bizzarra caratteristica ti riferisci, suppongo l’autofioritura; non la trovo affatto bizzarra. Ci sono considerevoli varianti nella Lowrider #2 come nella #1, dato che mantengo un pool genetico piuttosto ampio. E’ sempre possibile aumentare la stabilità, ed è quel che cerchiamo di fare con ogni nuova generazione.

Come mantieni in vita la tua genetica, visto che non è possibile tenerla in stato vegetativo?
Nello stesso modo in cui le varietà di molte specie di piante sono state conservate per millenni. Invece di usare madri da clone, conserviamo dei semi da selezione che sono sempre raccolti dalle migliori piante, scelte dal raccolto precedente. Solamente questi semi vengono piantati per ottenere il nuovo raccolto. Da un raccolto che può comprendere anche 1000 individui, solo 10 piante vengono scelte per garantirci la nostra scorta di semi da selezione. Periodicamente 2 generazioni diverse di questi semi da selezione possono essere cresciute insieme per garantire vigore. E’ così che le nostre varietà vengono lentamente, ma costantemente migliorate.

Quali sono i tuoi strain preferiti e quale hashish fumi?
Mi piace fumare buon hashish d’importazione, ma è un piacere più che raro. Di questi tempi si può trovare fumo abbastanza buono (e potente) che viene prodotto in zona. Per la mia fumata quotidiana invece preferisco buona erba cresciuta con concimi biologici, ma anche qualsiasi altra che abbia subito un buon lavaggio radicale. Ho la possibilità di provare tutti i tipi di gusti e non ne prediligo uno in particolare. L’importante è che sia potente, saporita e in forma!

Original Filo Green

 





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