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Valencia fu nominata “Capitale europea dell’albero 2007” dall’European Arboricultural Council. Qui l’inverno è un eufemismo, e non piove quasi mai. Il 31% del territorio spagnolo è a rischio desertificazione, contro un 18% italiano. Come ha fatto una città in una zona così arida, a raggiungere tale traguardo?

Un buon piano di urbanizzazione innanzitutto, cha ha permesso a Valencia di arricchire le sue aree verdi per un totale di 4.300.000 metri quadri distribuiti in più di 660 parchi e giardini. Il giardino del Turia sorge sul letto dell’omonimo rio che nel ‘57 provocò una violenta inondazione che sommerse la città. A causa dei danni e dei morti subiti, si decise di deviarne il corso fuori della zona abitata. Inizialmente il comune progettò di costruire una strada sul letto ormai asciutto, poi si pensò bene di creare uno spazio di relax per i cittadini, e nell’86 venne inaugurato il giardino. Oggi è considerato il più grande parco urbano d’Europa, che taglia in due Valencia dalla “Città delle Arti e della Scienza” fino al “Bioparc”, il recente parco zoologico dedicato all’Africa.

Oltre a molti alberi xerofili, cioè adatti al clima secco, come pini marittimi, aranci, ficus giganti, palme e “alberi bottiglia” simili a baobab, le zone verdi sono ricche di aree ricreazionali per i bambini e attrezzi ginnici per i meno giovani, campi da calcio gratuiti, piste ciclabili, fontane e molto altro. Inoltre, nel 2000 Valencia firmò, assieme a molte altre città spagnole, la “Dichiarazione dei Diritti dell’Albero nella Città”, in cui si afferma che l’albero è una delle prime risorse del patrimonio umano, e promuove piani di gestione che renda possibile piantare in condizioni di qualità.. e dignità!

Anche la Comunidad Valenciana ha dato vita ad un grosso progetto di riforestazione, soprattutto contro la desertificazione che affligge il paese. Tra il 2005 e il 2007 sono stati piantati tre milioni di alberi, con una media di 18.000 al giorno, capaci di immagazzinare almeno tre milioni di tonnellate di CO2, e contribuendo oltretutto ad assestare zone franose e soggette ad erosione, a trattenere l’acqua durante i forti temporali impedendo fenomeni alluvionali, a dare rifugio alla fauna selvatica, a trattenere inquinanti presenti nel suolo, nella pioggia e nell’atmosfera. Per salvaguardare i boschi bisogna innanzitutto vederli come una risorsa per quel che offrono di per sè, e non per la quantità di cellulosa ricavabile o dal valore della terra su cui vivono.

Infine, per farvi un’idea degli sforzi compiuti, nei sedici anni precedenti il 2007 nacquero a Valencia 96.700 bambini, mentre vennero piantati 99.000 alberi! Ben più avanti persino di quello che imporrebbe la legge italiana! Pochi lo sanno, ma la legge113/92 dell’allora verde Rutelli, obbliga tutti i comuni italiani a piantare un albero per ogni bambino nato. Inoltre deve essere notificato nel certificato di nascita il luogo di piantumazione! Forse la miglior legge ecologista che sia stata partorita dalla testa di un parlamentare. Poi nel ‘93 Rutelli diventò sindaco di Roma, e nei 7 anni consecutivi non la applicò mai, così come la maggior parte dei grandi comuni italiani. La legge è ancora in vigore, ma come sempre da noi, ai buoni propositi, non sempre seguono i fatti!

Fortunatamente esistono iniziative dai buoni frutti, come quella della “Festa dell’albero” di Legambiente, grazie alla quale sono stati piantati un milione di alberi nel 2007 e 1,5 milioni nel 2008 sul territorio nazionale. Speriamo che questa assieme ad altre iniziative locali, rendano i cittadini consapevoli dell’importanza del ripristino di aree naturali, in un paese come il nostro dove luoghi selvaggi e quasi incontaminati vengono minacciati tutti gli anni dalle ecomafie, dove le città sono asfissiate dall’inquinamento e dove troppi sindaci confondono la parola parchi con parcheggi

Il Jack

 





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