Lui è un biker che in cucina ci è entrato per passione e necessità, sgommando ed impennando tra l’offerta culinaria italiana di street food, per poi accorgersi che se sei vegano ed adori trascorrere le giornate in moto fermandoti per un panino lungo la strada, il massimo che puoi concederti è quello con le verdure grigliate, a cui solitamente devi togliere la mozzarella con cui era condito precedentemente.

E così, mantenendo la sua aria da motociclista duro e puro, si è lanciato nell’avventura di reinterpretare lo street food, facendolo per chi carne, latticini e derivati animali, proprio non li vuole mangiare. Parliamo di Giuseppe Tortorella (www.unbikerincucina.it) che, nonostante le sue recenti partecipazioni alle fiere più importanti del settore, non vuole sentirsi chiamare chef.

“Un biker in cucina: cucina vegani per uomini veri” è il titolo del libro che ha di recente dato alle stampe, spiegando che si tratta di “un libro non convenzionale di cucina vegana tradizionale” per piatti che “racchiudono in se l’estetica, la consistenza ed il gusto di un piatto tradizionale della cucina italiana pur senza utilizzare nessun ingrediente di origine animale per realizzarli”, avvisando che: “questo libro contiene linguaggio esplicito motivato da intolleranza verso l’ignoranza e la consapevolezza di esserlo per proprio comodo. Siete avvisati e mezzi salvati, per l’altra metà provvedete voi”. Dalle olive ascolane al fritto misto, passando per la reinterpretazioni di cacio e pepe, carbonara ed amatriciana, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Intanto tra un corso di cucina presso la Funny Veg Academy e la prossima partecipazione al Sana di Bologna, abbiamo trovato il tempo di intervistarlo e di farci raccontare la ricetta della pizza alla canapa fritta, che troverete sul numero 72 di Dolce Vita da metà settembre.

Come hai scoperto la canapa in cucina?
Per caso, o per curiosità che è meglio. Ho sempre letto molti articoli relativi all’uso di questa pianta per le applicazioni più comuni, cucina compresa, da qui il desiderio di sperimentarla e dimostrare che i luoghi comuni sono la peggiore gabbia all’interno della quale possiamo imprigionarci.

Oltre alla pizza fritta alla canapa, di cui pubblicheremo la ricetta sul prossimo numero di Dolce Vita, che altra specialità proponi con questo ingrediente?
Il mio piatto forte ad oggi rimangono i pizzoccheri di canapa. Li faccio sostituendo interamente la farina di grano saraceno anche se ho cambiato le percentuali del mix con la farina di grano classica. Il risultato è strepitoso, anche per quanto riguardo l’uso del formaggio che sostituisco con i semi di canapa decorticati e frullati… Trucchi da vegani 😉

Raccontaci la tua cucina vegana per uomini veri…
Guardate cosa sta diventando la cucina vegana oggi: non si cuoce più niente, non si mangia più niente, si bevono pastoni, si secca qualsiasi cosa, il fritto diventa il nemico pubblico numero uno. A me piace invece mangiare cibi veri, per uomini veri.

Lo street food nasce dalla tua passione per la moto e la strada? Non è che a furia di trovare solo panini con la salamella o al massimo un würstel e crauti, hai iniziato ad immaginare la tua cucina che unisce street food alla cultura vegana?
Esattamente, ma non ad immaginare, a desiderare, anche pretendere se vogliamo, perché quando l’unica soluzione offerta è il panino vegetariano al quale devi far togliere la mozzarella e di fatto diventa il panino con le verdure grigliate, allora si che diventi brutto, anche se io ho preferito diventare Un Biker in Cucina.

Nonostante tu abbia partecipato alle più importanti manifestazioni del settore, non vuoi che ti si chiami chef, come mai?
Oggi si abusa della parola chef, tutti diventano chef alla seconda puntata di un reality in tv, lo chef invece è una persona che ha studiato duramente e che sopratutto ha fatto un percorso professionale da corpo speciale della marina, io no, quindi non posso fregiarmi di questo titolo, io sono Beppe, biker e cuoco.

Motocicletta e cucina vegana: quali sono i punti i comune oltre allo street food?
La libertà. Per la moto è facile da capire cosa intendo, per la cucina parlo di libertà di reinterpretare, libertà di scegliere cosa mangiare e non cosa ci vogliono far mangiare. Libertà di rendere liberi tutti, uomini e animali insieme.

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