La differenziazione tra canapa e marijuana ha un’origine del tutto arbitraria che è stata introdotta negli Usa, all’alba del proibizionismo, a partire dagli anni ’30, quando le lobby dell’industria ed i media cominciarono a costruire la criminalizzazione della pianta e quindi le basi del proibizionismo.

Tuttavia si tratta di una classificazione che in certo modo si è imposta ed oggi viene ampiamente utilizzata entrando a far parte dei dizionari e delle classificazioni comuni.

Con il nome di canapa si intende la varietà priva di principio attivo psicoattivo (in natura, generalmente, il maschio della pianta), che viene utilizzata per produrre alimenti (semi, olio, farina), bio-carburante, carta, tessuti, cordame, prodotti cosmetici e materiali (spesso innovativi e molto efficienti) e per la bio-edilizia.

Con il termine marijuana si intende invece la variante di canapa contenente il principio attivo Thc in quantità capaci di generale effetto psicoattivo. La marijuana è considerata una droga leggera e la sua coltivazione in Italia è vietata. Anche se sempre più paesi nel mondo la stanno legalizzando (per approfondire: clicca qui)

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