Indica, sativa e ruderalis rappresentano le tre principali tipologie genetiche di cannabis. Anche se, botanicamente parlando, queste tre varietà appartengono tutte alla stessa famiglia delle Cannabaceae, ciascuna presenta caratteristiche genetiche proprie.

La cannabis sativa è quella che raggiunge le dimensioni più imponenti ed è originaria delle zone equatoriali. Le piante di sativa sono meno cespugliose e più alte ed hanno rese produttive proporzionalmente più elevate. Le foglie sono sottili e a sette punte, ovvero sono le “classiche” foglie di ganja comunemente rappresentate. In natura la cannabis sativa tende ad avere alte concentrazioni di THC ed un contenuto relativamente basso di CBD, una volta fumata genera effetti fortemente cerebrali, stimolanti ed energizzanti, favorendo la concentrazione e l’aumento della creatività.

La cannabis indica è più cespugliosa e contenuta nelle dimensioni. È originaria delle zone subtropicali più impervie, caratterizzate da una luce solare meno costante durante l’anno rispetto all’habitat equatoriale della sativa. Per questo le foglie delle piante di indica si contraddistinguono per la loro forma più tozza e per la superficie più larga delle singole “dita” delle foglia, adatte ad ottimizzare la luce solare ricevuta. Le varietà di Cannabis indica sono conosciute il contenuto CBD, decisamente più elevato rispetto alla sativa. Genera effetti caratterizzati da rilassatezza mentale e muscolare, calmanti e concilianti del sonno.

La cannabis ruderalis cresce in natura nelle regioni climatiche più rigide, come Russia e Cina del nord. La sua caratteristica principale è quella di essere autofiorente, ovvero di non dipendere dal fotoperiodo per fiorire. Per questo è in grado di crescere anche abbandonata a sé stessa, senza necessitare di cure particolari. La ruderalis contiene livelli di THC e CBD talmente bassi da essere inefficaci in forma pura. Per questo è stata a lungo inutilizzata. La sua rinnovata celebrità è da attribuire alla sua utilità nella creazione di genetiche ibride (ovvero in parte ruderalis, e in parte indica e/o sativa), dalle quali si ottengono varietà di cannabis con concentrazioni di principi attivi proprie della indica o della sativa, ma autofiorenti, e quindi più facili da coltivare.

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