Mentre si moltiplicano i prodotti a base di CBD puro, dalle gomme da masticare al latte con aggiunta di CBD, passando per ovuli vaginali, collirio e cerotti transdermici, anche le principali seedbank europee ed americane, hanno iniziato a produrre genetiche di cannabis con un alto contenuto di questo cannabinoide, o hanno creato delle nuove versioni delle varietà presenti nel proprio catalogo, con un contenuto di CBD più alto.
Oggi, con la comparsa di queste nuove genetiche che spesso hanno contenuti di THC molto bassi, e complice la prima legge italiana che disciplina la canapa industriale, sono molti i lettori che ci chiedono se sia legale coltivare varietà di cannabis che abbiano un contenuto di THC sotto il limite previsto dalla legge sulla canapa industriale, e cioè lo 0,2%.
La risposta è no, perché la legge sulla canapa industriale prevede che sia legale coltivare varietà che siano state registrate a livello europeo e prevede inoltre che il coltivatore conservi le fatture di acquisto ed il cartellino della semente acquistata per un periodo non inferiore ai 12 mesi.
Per spiegarvi i motivi abbiamo contattato il dottor Giampaolo Grassi, primo ricercatore del CREA-CIn di Rovigo: “In Italia non si può, perché se non hai il cartellino è come se stessi coltivando della canapa illegale”, puntualizza spiegando che: “Il cartellino è quello che determina la liceità della coltivazione e per avere il cartellino la genetica deve essere stata registrata”. Quindi bisognerebbe che le seedbank interessare procedessero con la registrazione delle proprie genetiche. Alla domanda se sia un procedimento costoso Grassi sottolinea che: “Costa mediamente sui 5mila euro, ma il problema è arrivare in fondo alla procedura che va fatta da aziende strutturate o da istituti di ricerca pubblici; per un privato, anche dal punto di vista normativo, sarebbe complicato perché di solito sono aziende sementiere, iscritte ad un registro, che lo fanno di professione. E’ vero che chiunque può registrarsi, ma di solito sono aziende strutturate: certamente le seedbank olandesi o spagnole, ad esempio, se lo potrebbero permettere, ma non il singolo cittadino perché non è una cosa così semplice”.

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