Dopo gli anni di stop che erano stati voluti dall’ex presidente Barack Obama, Donald Trump ha assestato un nuovo colpo alla salvaguardia dell’ambiente ed alle residue speranze di rispettare gli accordi di Parigi contro il riscaldamento globale che mette a rischio il pianeta.

Il presidente Usa ha autorizzato la ripresa delle trivellazioni alla ricerca di petrolio e gas tra i ghiacci dell’Alaska, nonostante molti scienziati abbiano sottolineato come queste potrebbero rivelarsi letali per il già delicatissimo equilibrio dei ghiacciai, che si stanno sciogliendo a velocità ormai del tutto fuori controllo.

La prima multinazionale dell’energia a riportare le proprie trivelle tra ghiacci, orsi polari e trichechi sarà l’italiana Eni, società che ha nel Ministero del Tesoro, e quindi nello stato italiano, il proprio socio di maggioranza.

L’Eni – già additata dalla ricerca scientifica come una delle aziende più impattanti sul clima mondiale – potrebbe iniziare le prime perforazioni già il mese prossimo, prendendo come base un’isola artificiale di ghiaia a cinque chilometri dalla costa nord della regione.

La società italiana si conferma così sempre più compromessa nel campo delle trivellazioni più nocive a livello ambientale, visto che è anche socio di maggioranza (insieme alla compagnia pubblica norvegese Statoil) di una colossale opera di trivellazione nell’artico norvegese, dove una piattaforma lunga 320 metri e dal peso 64 mila tonnellate sta da anni perforando i ghiacci alla ricerca di gas e petrolio. Un’attività per la quale Eni si trova già al centro di una campagna di protesta da parte di Greenpeace.

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