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Arrestato in fragranza per il possesso di quasi 60 grammi di cannabis, assolto dal giudice di Bari nonostante l’accusa avesse chiesto una condanna a un anno e e quattro mesi di reclusione. Il motivo? L’imputato ha dimostrato al giudice di fumare erba in ossequio ai precetti della propria fede religiosa, il rastafarianesimo.

Una sentenza innovativa e che potrebbe aprire una breccia nella giurisprudenza, quella ottenuta da un trentenne residente a Toritto, in provincia di Bari.

I fatti: nel 2016 l’imputato venne fermato e trovato in possesso di 8 grammi di erba, scattò poi la perquisizione domiciliare, in occasione della quale vennero rinvenuti altri 50 grammi della stessa sostanza. Quindi l’arresto e la messa in stato di accusa per possesso di droghe ai fini di spaccio.

Al processo l’avvocato ha però saputo spiegare, evidentemente in modo esauriente, le motivazioni spirituali del consumo di cannabis da parte del proprio assistito: «la fede religiosa del rastafarianesimo – ha spiegato – contiene fra i suoi precetti l’utilizzo di marijuana come erba medicinale, ma anche come erba meditativa, apportatrice di saggezza, ausilio alla preghiera».

Secondo quanto riferito dai media pugliesi l’imputato aveva anche allestito in casa una stanza per la meditazione e la preghiera, con un giradischi con il quale ascolta la musica rastafariana e dove fuma per meditare.

Le tesi difensive portate dall’avvocato hanno convinto il giudice. Anche se occorre aspettare le motivazioni della sentenza per sapere fino a che punto possano avere influito nell’assoluzione. Va infatti considerato che secondo la legge italiana il possesso ai fini di consumo personale non costituisce reato penale, e la quantità di cannabis rinvenuta in questo caso non era particolarmente elevata.

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