tabaccoIn Italia è legale coltivare tabacco in casa? Occorre assolvere delle pratiche? E si può trasportare e nel caso vendere? Si corrono dei rischi? Queste e altre domande relative all’autoproduzione di tabacco ci sono state poste spesso in questi mesi dagli utenti del nostro sito. Domande a cui spesso non è neppure semplice trovare una risposta, perché le leggi sul tabacco in Italia si sono stratificate nel tempo, partendo dal 1929 e poi subendo modifiche nel 1948, nel 1972 ed ancora nel 1986. Ma nei siti ministeriali ed  in quello dei Monopoli non si trova una pagina di informazioni che consentano a chi desidera coltivare tabacco in casa di sapere se e come può farlo.

Una esigenza tuttavia sentita da sempre più persone, desiderose di evitare gli elementi nocivi (come pesticidi ed additivi) contenuti nel tabacco industriale, di risparmiare qualche soldo o anche solo di mettere alla prova il proprio pollice verde con una nuova coltivazione. Ecco le risposte alle domande che abbiamo ricevuto.

  • È legale coltivare tabacco in casa?

La risposta è Sì. La produzione di tabacco non è più sottoposta a Monopolio di Stato dall’approvazione del D.L. 30 novembre 1970, n. 870 che ha eliminato il monopolio sulla semina e la coltivazione di tabacco. Da allora coltivare tabacco è legale e non è necessaria nessuna comunicazione alle autorità. Rimane invece vietato detenere, senza l’autorizzazione dell’Amministrazione dei monopoli, «meccanismi ed utensili preordinati alla lavorazione del tabacco». Significa che è possibile fare solo una coltivazione artigianale, senza i macchinari utilizzati dalle industrie.

  • Quanto tabacco si può coltivare?

Senza nessuna autorizzazione è possibile produrre un massimo di mille foglie di tabacco. Non esiste un limite fissato in numero di piante, tuttavia ogni pianta delle varietà maggiormente diffuse produce 20-50 foglie di media. Quindi è possibile stabilire un limite medio di almeno una trentina di piante. Da sottolineare che se il raccolto eccede le mille foglie non si va in contro a sanzioni, ma si ha l’obbligo di donare (senza corrispettivo di denaro) le foglie eccedenti il limite ai consorzi autorizzati per la coltivazione di tabacco.

  • Si può vendere il tabacco prodotto in casa?

Se è vero che la produzione di tabacco non è più soggetta a monopolio, lo è invece la vendita. Vendere tabacco lavorato senza autorizzazione e privo di certificazione da parte dei monopoli è assolutamente illegale e passibile dell’accusa di contrabbando.

  • Il tabacco autoprodotto può essere trasportato?

La risposta è Sì, nel caso siano stati rispettati i punti precedenti non si incorre in alcuna sanzione. Il tabacco è una pianta fortemente regolamentata ma il suo status non è analogo a quello delle droghe illegali, quindi anche se autoprodotto può essere trasportato (formalmente anche oltre frontiera, anche se si rischiano noie), fumato e anche fatto provare o donato agli amici senza corrispettivo in denaro.

  • Ma in definitiva ha senso autoprodurre il tabacco?

Una volta chiariti gli aspetti legali questa è la vera domanda. Ovviamente ha senso perché si risparmia e soprattutto si evitano gli agenti nocivi e gli additivi della produzione industriale. Ma la coltivazione di tabacco è una pratica molto più difficile di quanto si potrebbe pensare. Già fare germinare i semi non è semplice per un neofita, così come la crescita (servono circa 4 mesi perché una pianta sia pronta) necessita di cure. Attenzioni che servono anche per le fasi di essiccazione e lavorazione, in quanto alcune parti della foglia devono essere rimosse. Tuttavia, ora che abbiamo appurato che si può fare, se avete deciso di fare un tentativo, sul web potrete trovare numerose guide che vi potranno aiutare in questo esperimento.

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