Lo avevano promesso in campagna elettorale e a distanza di un anno dall’elezione arriva una prima grande decisione in ambito ambientale: la Nuova Zelanda non darà nuove concessioni per le trivellazioni nei suoi mari a scopo di ricerca di carburanti fossili.

Una decisione con forti riscontri anche a livello internazionale e che denota la determinazione con la quale il primo ministro Jacinda Kate Laurell Ardern intende affrontare il tema dei cambiamenti climatici. L’obiettivo è di ricavare energia da soli fonti rinnovabili entro il 2035 e raggiungere l’ambito traguardo di carbon neutral entro il 2050.

Nelle acquee neozelandesi sono attive 22 concessioni finalizzate alla raccolta di petrolio e gas. Il provvedimento non va a intaccare queste già attive, ma blocca in modo definitivo i tentativi di tutte le potenze petrolifere che desidererebbero altri accessi all’oro nero. L’opposizione punta i piedi, sottolineando che il settore richiede 4500 posti di lavoro e che si perderebbero investimenti per un totale di circa 1,5 miliardi di euro.

Nell’immediato futuro forse non si riscontreranno grandi cambiamenti, visto e considerato che le concessioni in atto saranno operative ancora per decenni, ma un punto prima o dopo bisogna iniziare a metterlo, e la Nuova Zelanda con un coraggio a due mani lo fa oggi.

 

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