Era circa la metà di febbraio quando la procura di Roma chiese il rinvio a giudizio di 5 carabinieri coinvolti nella morte di Stefano Cucchi. Per tre militari che arrestarono il geometra – Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, all’epoca dei fatti in servizio al Comando Stazione di Roma Appia e ritenuti gli autori del pestaggio che avrebbe portato il giovane alla morte nei giorni successivi – l’accusa è di omicidio preterintenzionale ed abuso di autorità; il maresciallo capo Roberto Mandolini e l’appuntato scelto Vincenzo Nicolardi, sono accusati di calunnia perché testimoniando il falso al processo contro gli agenti della polizia penitenziaria, li avrebbero accusati implicitamente. Oggi gli stessi agenti della polizia penitenziaria, assolti con sentenza definitiva, hanno annunciato che si costituiranno parte civile al processo e chiederanno risarcimenti milionari.

A fine febbraio i 3 carabinieri accusati di omicidio sono stati sospesi dal servizio con stipendio dimezzato. La decisione è stata presa dal comando generale dell’Arma, che ha ritenuto “doveroso” prendere questa misura “precauzionale” in considerazione della “gravità dei reati contestati” e delle “circostanze dei fatti indicati nei provvedimenti della magistratura”.

Secondo l’accusa, il 16 ottobre 2009 i tre carabinieri, “dopo aver proceduto all’arresto di Stefano Cucchi nella flagranza dei delitti di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, e dopo aver eseguito la perquisizione domiciliare, in concorso tra loro, colpendo Cucchi con schiaffi, pugni e calci, fra l’altro provocandone una rovinosa caduta, cagionavano al predetto lesioni personali in parte con esiti permanenti, ma che nel caso di specie, unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura il Cucchi presso la struttura protetta dell’ospedale Pertini di Roma, ne determinavano la morte”. Avvenuta una settimana dopo l’arresto, il 22 ottobre.

Nel frattempo è nata l’“Associazione Stefano Cucchi”, presentata Roma nel corso di una manifestazione alla Città dell’Altra Economia di Testaccio. Ilaria Cucchi ha sottolineato che la prima battaglia dell’associazione “Sarà quella dell’introduzione di una legge serie che punisca il reato di tortura, dobbiamo partire da lì”.

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