Una storia che fa accapponare la pelle anche nell’ordinario oscurantismo repressivo al quale siamo abituati in Italia. Un cittadino di Monfallito (provincia di Asti), titolare di due pizzerie, è stato condannato al carcere, scontando otto mesi di reclusione, prima di essere assolto dall’accusa di coltivazione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’uomo, di nome Davide Caruso, era stato ritenuto dal giudice di primo grado tra i proprietari di una coltivazione di marijuana scoperta a non molta distanza da casa sua. Davide non era mai stato avvistato nella piantagione, e a casa sua non venne rinvenuto nessun tipo di droga né di materiale per il confezionamento o lo spaccio. L’unica cosa che i finanzieri intervenuti sul posto trovarono nella perquisizione fu un libro sulla coltivazione di cannabis.

Questo bastò agli agenti per arrestarlo ed anche al giudice per condannarlo nonostante l’assenza di ogni altra prova. Ora l’assoluzione da parte della Corte d’Appello, che ha finalmente ritenuto che la condanna comminata in primo grado non fosse supportata da sufficienti prove di colpevolezza.

Nel frattempo al pizzaiolo di Asti sono stati non solo tolti otto mesi di vita, ma anche compromessa la vita lavorativa. Per questo il suo avvocato ha reso noto che presenterà un’istanza di risarcimento di decine di migliaia di euro per ingiusta detenzione e per i danni alla sua attività commerciale causati dall’errore giudiziario.

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