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Stando ai dati che emergono dall’indagine effettuata dall’istituto di Heildeberg, riguardo ai conflitti internazionali, lo scorso anno sarebbe stato quello che ha fatto registrare il maggior numero di guerre nel mondo, dalla fine della seconda guerra mondiale.

I conflitti a livello mondiale sono stati 414, quarantacinque dei quali classificati come molto violenti e 20 di questi catalogati come guerre, con un incremento di circa il 10% rispetto all’anno precedente.

Il conflitto più violento, in termini di costo in vite umane, è stato quello combattuto in Siria, seguito con assiduità dai media mainstream, impegnati però più a distorcere la realtà, piuttosto che a documentare onestamente quanto stava accadendo nel paese.

Ma moltissime vittime si possono annoverare anche in altri scenari, mantenuti pervicacemente nel cono d’ombra dell’informazione. Primo fra tutti in quell’Iraq devastato dalla guerra di distruzione americana, dove la battaglia fratricida fra sciiti e sunniti è arrivata a mietere mille vittime nel corso del solo mese di agosto. Ma anche in Africa, dove nella sola regione sub sahariana si sono potuti annoverare la metà di tutti i conflitti classificati come guerre a livello mondiale. Almeno cinque situazioni di conflitto armato del genere più violento hanno coinvolto il Sudan, mentre nella Repubblica Democratica del Congo, in Mali, nella Repubblica Centroafricana, in Nigeria ed in Somalia, sono state combattute delle vere e proprie guerre.

Non è andata molto meglio neppure nel resto del Medio Oriente, dove oltre che in Siria ed in Iraq si è combattuto in Egitto, nello Yemen ed in Afghanistan, ed in Asia, dove situazioni di guerra si sono verificate in Pakistan e nelle Filippine. Solo il Messico, invece, nell’intero continente americano, è stato sede di combattimenti particolarmente violenti, nella maggior parte dei casi legati alla lotta fra i cartelli che si disputano il narcotraffico.

Se il numero delle guerre nel mondo ha raggiunto il proprio massimo dal 1945, anche i profitti dell’industria di morte, legata agli armamenti, hanno continuato a prosperare, senza risentire minimamente della crisi economica globale. Secondo il rapporto del noto istituto di ricerca svedese Sipri, concernente l’anno 2012, la spesa militare mondiale è infatti rimasta pressoché invariata rispetto all’anno precedente, attestandosi a 1753 miliardi di dollari.

Dovrebbe essere oggetto di riflessione il fatto che la maggior parte dei conflitti armati presenti nel mondo, vengono documentati scarsamente o non vengono documentati affatto dal circuito dell’informazione mainstream, meritandosi a pieno titolo l’appellativo di “guerre dimenticate”. Spesso questo atteggiamento deriva dal fatto che i governi dei paesi che gestiscono i media hanno pesanti responsabilità che non gradiscono divulgare, nella creazione dei conflitti in oggetto, altre volte si tratta semplicemente un puerile tentativo di esorcizzare la morte e la distruzione, nascondendo la testa sotto la sabbia dell’omertà mediatica.

 


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