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L’assoluzione di Rita Bernardini dall’accusa di illecita coltivazione ed illecita detenzione di sostanze stupefacenti, «perché il fatto non sussiste» da parte del giudice monocratico del Tribunale di Siena, a fronte della quale il PM aveva chiesto la seppure modesta condanna a 3 mesi di reclusione e 900 euro di multa, mi induce a qualche riflessione. Al di là della sua indubbia positività, la decisione ha suscitato un vivace dibattito tra tutti coloro che sono interessati al problema della coltivazione.

Sia permesso di dissentire dall’opinione dell’interessata che ha sostenuto come si tratti di «una sentenza importante perché può costituire un precedente per coloro che sono costretti a coltivare marijuana per potersi curare o per coloro che la cedono a malati che non riescono, attraverso le strutture pubbliche, ad accedere a questo tipo di farmaco». Si tratta di un auspicio che non credo, purtroppo, sortirà conseguenze giurisprudenziali concrete.

Pur non conoscendo le motivazioni della sentenza è, infatti, agevole ritenere che un indirizzo del tipo di quello paventato, si risolverebbe in una forzatura ermeneutica del dato normativo, che vieta qualsiasi forma di cessione (a qualsiasi titolo), destinata a subire inesorabile riforma, ove l’accusa ritenesse di impugnare la sentenza.

Anche la tesi, prospettata dall’avv. Rossodivita, di una inoffensività correlata «al fatto che la cessione doveva essere destinata a soggetti che sicuramente in ragione delle loro patologie traevano benefici terapeutici dalla sostanza stupefacente ed erano dotati di prescrizione medica», non mi convince affatto. La giurisprudenza in materia di offensività si è sempre attestata su due capisaldi. Da un lato, si impone la minimalità del principio attivo rinvenibile nelle piante, si che non si possa ritenere aumentata effettivamente una disponibilità di stupefacente da immettere sul mercato, con accrescimento dell’offerta.

Dall’altro, ed è un’evoluzione recentissima della giurisprudenza di legittimità, a fini di inoffensività rileva la destinazione ad uso personale del prodotto ottenuto; proprio un comportamento che si pone esattamente all’opposto della cessione.
E allora, è evidente che si devono attendere le motivazioni, fermo il fatto che talune perplessità di cittadini condannati in situazioni di gran lunga più favorevoli di quella oggetto del presente procedimento rimangono.

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