Si chiama Billy Caldwell, ha 11 anni ed abita in Irlanda del Nord. Soffre di autismo e di attacchi di epilessia, o meglio, ne soffriva, visto che da 300 giorni non ha più avuto alcun attacco, mentre prima ne aveva fino a cento al giorno.

A garantire a Billy questo miglioramento clamoroso ed insperato il trattamento con olio di cannabis, iniziato negli Stati Uniti, ed ora prescrittogli anche nell’ospedale nord-irlandese dove i medici si sono presi la responsabilità di autorizzare i genitori ad importare il farmaco dagli Usa, nonostante il suo status legale in Gran Bretagna sia ancora controverso.

L’olio con il quale Billy si è curato è a base di cannabidiolo (CBD), il principio non psicoattivo della cannabis attualmente al centro di numerose sperimentazioni scientifiche, ed è privo di THC.

La vicenda di Billy, la cui madre ha rilasciato interviste a molte testate e tv nazionali per raccontare la storia del figlio, sta anche contribuendo ad aprire una nuova breccia nello spesso muro del proibizionismo inglese. «La storia di Bill ha dimostrato che la cannabis è un farmaco potente e straordinariamente efficace – ha affermato Norman Lamb, portavoce dei Liberali – non ha alcun senso continuare a negare ai malati l’accesso a questi trattamenti»

 

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