…e che invece servirebbe ad affrontarla! 

La Francia continua a mantenere un ferreo controllo delle sue 14 “ex” colonie in Africa.
Ne controlla la moneta, il cfa, stampato a Parigi e sorretto dal prelievo forzoso, ogni anno, di gran parte dei proventi di quelle nazioni. Un giro di affari finanziario da centinaia di miliardi.
La Francia ha concesso l’indipendenza a questi paesi a patto che le loro risorse vadano, come cliente di prima istanza, all’economia francese che le paga ben poco e non ne consente la trasformazione in quei paesi impedendone così lo sviluppo.
La Francia ha imposto e continua a sostenere al potere, nelle sue “ex ” colonie, elites corrotte e fedeli ai suoi interessi ed attraverso loro controlla le loro economie ed i loro voti all’assemblea generale delle Nazioni Unite.
La Francia siede in Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con potere di veto, grazie a questo controllo e al suo essere potenza nucleare. Come? L’uranio del Niger, paese potenzialmente ricchissimo grazie ai suoi giacimenti di questo materiale strategico, alimenta questo potere. In Niger la gente muore di fame ed ogni volta che un governo di quel paese ha provato a ricontrattare i bassi prezzi pagati dalla Francia, guarda un pò, si sono verificati colpi di stato e guerre civili e quei prezzi sono rimasti di fatto bassissimi.

C’è qualche forza politica disposta a far meno demagogia e a costringere la Francia a lasciar libera l’Africa?

Una volta intervistai il presidente di un paese africano ricco di petrolio. Gli chiesi se sapesse quanto petrolio veniva estratto, ogni anno, dal sottosuolo del suo paese da un’importante compagnia petrolifera. “Non lo so e non voglio saperlo“, mi rispose. Ed aveva l’aria spaventata. Uno dei suoi predecessori aveva chiesto queste semplici informazioni ed era stato defenestrato da un colpo di stato.
In Africa funziona così. Puoi chiedere una tangente, la tua parte del bottino. Ma non hai mai voce in capitolo sul controllo delle infinite ricchezze presenti nel sottosuolo del continente. Comandano le compagnie minerarie e petrolifere. Sono loro a decidere i prezzi. Sono loro le vere proprietarie di quelle ricchezze. Pagano poco o niente e se qualche governante prova a governare, cioè chiede rispetto e prezzi equi, la sua sorte è segnata.
L’amministrazione Obama aveva previsto , con la legge Frank Dodd, una tracciabilità minima delle materie prime provenienti dall’Africa. Era un primo possibile approccio ad una maggiore trasparenza e metteva un pò in difficoltà chi se le procacciava anche a suon di stragi finanziando mini eserciti che razziavano le aree minerarie più importanti. Ora l’amministrazione Trump sta annullando quella legge. Il risultato? Penso subito alla Repubblica Democratica del Congo dove negli ultimi quindici anni ci sono stati milioni di morti a causa di questo “mercato”, sarà una ripresa degli assassinii di massa e dei saccheggi.

E della fuga di massa verso l’Europa.

C’è qualche forza politica pronta, invece di far demagogia sull’immigrazione, a battersi per una vera trasparenza nei mercati delle materie prime e per assicurare un giusto prezzo ai paesi africani che le producono?

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