poliziaNei giorni scorsi vi avevamo dato notizia di un fatto accaduto a Roma: un appartamento che prende fuoco a causa di un corto circuito provocato dalla coltivazione indoor di 140 piante di cannabis. Come spesso accade in questi casi, le notizie non sono verificabili, la polizia emette un comunicato stampa e non risponde ad altre domande, mentre non è possibile contattare il diretto interessato.

Spesso, capita poi di scoprire che la notizia è stata gonfiata ad arte dagli impiegati delle questure, i quali, si sa, hanno il vizio di voler cercare di far passare ogni operazione svolta come una grande vittoria contro il crimine.

Quello accaduto a Roma rientra esattamente in questa tipologia di casi. La redazione di Dolce Vita è infatti entrata in contatto con il 39enne proprietario dell’abitazione in questione, che ci ha raccontato la verità sui fatti: “Le piante che la polizia ha trovato nel mio appartamento erano sì 140, ma hanno calcolato anche le 120 talee nel conto totale. Delle restanti 20 piante, dieci erano piante di canapa maschie (senza Thc, ndr). Le piante di cannabis quindi erano solamente 10, che coltivo per il mio consumo personale”.

A dimostrazione della veridicità del racconto del protagonista vi è anche la sentenza del processo già svoltosi per direttissima: sospensione della pena senza memoria di reato. “Il PM aveva chiesto una condanna a due anni da scontare ai domiciliari, ma anche considerando il fatto che sono del tutto incensurato, il giudice ha sospeso la pena di un anno e 10 mesi (più 4000 euro di sanzione) e non risulterà nulla sul mio casellario giudiziario“.

Anche la questione della pressa posseduta in casa, che secondo il comunicato di polizia serviva per compattare le resine di cannabis ed era prova di spaccio, appare ben diversa. “La pressa e gli altri oggetti non sono stati considerati come strumenti di spaccio ma solo come attrezzi di un appassionato della coltivazione, quale sono io”.

Insomma, 10 piante di cannabis che diventano 140, una pressa utilizzata per scopi botanici che diventa prova di spaccio. E quel che è peggio nessuna possibilità di verifica per gli operatori dell’informazione, ai quali non viene data altra scelta che credere alla versione ufficiale. Nel dubbio, noi continueremo a parlare di queste notizie scrivendone in forma dubitativa, nella consapevolezza che di un comunicato partorito dagli organi dello stato non ci si può fidare. Non è certo la prima volta (qualche tempo fa’ vi abbiamo ad esempio parlato di un altro, speriamo inarrivabile, caso di disinformazione partorito dai carabinieri di Latina sulla presunta cannabis “Amnesia”) e purtroppo non sarà l’ultima.

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