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La sostanza allucinogena contenuta nei funghi psicoattivi si è rivelata utile nella cura di varie patologie legate alla depressione: lo dimostra un piccolo e recente studio dell’Imperial College di London in collaborazione con colleghi del King’s College di Londra e del Royal London Hospital. A darne notizia è stata l’importante rivista scientifica “The Lancet”, fondata nel 1823, che ne ha pubblicato lo studio nel dettaglio. È emerso che questa sostanza chiamata psilocibina, alcaloide naturale presente solo in alcune varietà di funghi allucinogeni (molecola analoga alla dopamina e alla serotonina), isolata per la prima volta da Hoffman che dedicò la vita allo studio di queste sostanze, agisce a livello della serotonina conosciuta anche come “ormone del buonumore”, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo e quindi mantenendone maggiormente in circolo.

La fase iniziale dello studio che comprende l’ottenimento delle autorizzazioni è stata più lunga del previsto: ci sono voluti 2 anni e 8 mesi a causa della difficoltà nell’ottenere i permessi quando si lavora con sostanze del genere.

Hanno partecipato allo studio 12 pazienti tra i 30 e i 64 anni, rispettivamente 6 uomini e 6 donne, tutti affetti da depressione da molto tempo (si parla di decenni) con diversi gradi, da moderata a grave, e tutti resistenti alle cure previste tradizionalmente. La somministrazione di due dosi di psilocibina (10 mg e 25 mg, dopo 7 giorni di distanza), una bassa come prova di tollerabilità ed una un po’ più alta e potenzialmente attiva, si è rivelata estremamente efficace poiché una settimana dopo i pazienti hanno avuto un marcato miglioramento dei sintomi e tre mesi dopo, inaspettatamente, alcuni di essi erano in remissione. I pazienti hanno ricevuto il supporto psicologico necessario prima, durante e dopo ogni sessione venendo tra l’altro monitorati per registrare le differenti reazioni avverse durante le sessioni di dosaggio e la successiva sessione clinica a distanza.

2016-09-06 04.16.51 pm8 su 12 pazienti hanno trovato efficace quest’esperienza psichedelica traendone estremi benefici; un campione troppo piccolo per dare una valenza generale allo studio ma che di sicuro è un ottimo punto di partenza per combattere questa spiacevole patologia, con una sostanza naturale.

In generale lo studio, finanziato dal Medical Research Council con il sostegno della Beckley Foundation, dimostra che la sostanza psicotropa che si trova nei funghi è stata ben tollerata da tutti i pazienti, senza gravi o inaspettate conseguenze. Alcuni pazienti hanno manifestato reazioni avverse ma in modo transitorio, e in maniera non rilevante per lo studio. Dalla ricerca si evince una riduzione dei sintomi depressivi dopo 1 settimana e 3 mesi dopo il trattamento ad alte dosi.
Grazie ad esso vengono fornite le basi per l’efficacia e la sicurezza della psilocibina e si apre una linea di ricerca indirizzata verso gli effetti medicamentosi delle sostanze psichedeliche, bloccata per 50 anni circa a causa del proibizionismo.

Inoltre diversi studi, alcuni recenti altri un po’ meno, hanno dimostrato l’efficacia di questa sostanza anche in altre patologie come ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, dipendenze da alcol e fumo (tra le più comuni) mostrando dei risultati davvero promettenti soprattutto in quei soggetti resistenti alle cure tradizionali.

a cura di Acirne

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