Pokemon GoPokémon Go: non c’è bisogno di particolari introduzioni su ciò di cui stiamo parlando. Il gioco a cui in milioni stanno giocando nelle ultime settimane, cellulare in mano in giro per la città a cercare di catturare i mostricciattoli inventati dalla Nintendo. Primo geniale esperimento di massa della realtà aumentata o del rimbambimento aumentato, a seconda dei punti di vista.

Le cronache di questi giorni ci parlano di almeno 50 milioni di persone che ci giocano ogni giorno, di parchi presi d’assalto da utenti in cerca di Pikachu e dei suoi amici virtuali, della Nintendo intenta a sbriciolare ogni record del comparto videogiochi in borsa.

E ci parlano anche dei primi effetti collaterali: giocatori distratti che sono morti saltando su binari ferroviari ad alta tensione, polizie in allerta per capannelli di individui col cellulare in mano di fronte a commissariati o ambasciate, commercianti che pagano profumatamente la Nintendo per portare i pokémon (e quindi decine di potenziali clienti) nei loro negozi, malintenzionati che si concentrano in prossimità delle esche virtuali per fare incetta di iphone.

Ma tra gli sviluppatori del gioco, e i suoi numerosi e potenti finanziatori c’è dell’altro. Innanzitutto, ed è l’obiettivo immediatamente riconoscibile, trovare un nuovo e poderoso modo per carpire informazioni a milioni di cittadini.

La prima ad accorgersi che ci fosse qualcosa di strano in Pokémon Go è stata la redazione di TechCrunch che in un articolo di Natasha Lomas ha mostrato come, in fase di installazione dell’app, vi fosse una richiesta massiva di permessi per l’accesso ai dati del giocatore:

Pokemon go policy

Pokémon Go richiede praticamente di conoscere tutto dell’utente: la sua posizione, il contenuto visualizzato dal browser, ciò che viene catturato dalla videocamera, eccetera.

Inoltre l’app inverte l’usuale onere di tutela della privacy: bisogna autorizzare tutto salvo poi andare nelle impostazioni dell’applicazione e revocare i permessi di gestione.

Ma non è tutto, leggendo le tante pagine del contratto tra gli utenti e la Nintendo (quelle che nessuno legge mai arrivando precipitosamente al tasto per accettare i termini) si trova un articolo che apre le porte all’utilizzo dei dati da parte della Polizia e dei servizi di intelligence.

Da una sua prima lettura risulta evidente che, così come osservato dal magazine TechCrunch, un governo, la magistratura o una struttura di intelligence potrebbe chiedere ed ottenere tutti i dati di un utente di Pokèmon GO per utilizzarli all’interno di un’indagine in corso.

privacy-pokemon-go

Particolarmente denso di possibili conseguenze appare il passaggio che permette ai gestori di cedere le informazioni anche ai privati nella misura in cui lo ritenga «necessario o appropriato». Una norma che potrebbe essere utilizzata per cedere i nostri dati veramente a chiunque e per qualsiasi scopo, commerciale o non.

Inoltre, per registrarci al gioco la modalità più veloce e quindi maggiormente utilizzata è quella del login tramite l’account google. Questo comporta il fatto che Pokémon Go possa avere accesso anche alla casella di posta elettronica degli utenti.

Fino a qui rimaniamo nel campo dell’utilizzo dei dati personali e della violazione della privacy. Niente di sorprendente visto che è una materia nota da tempo e che coinvolge tutti i big del settore informatico, Google e Facebook in testa. Al massimo possiamo notare una maggiore aggressività nel trattamento dei dati personali da parte dei gestori della app Pokémon Go.

Ma facendo un passo avanti, è proprio dalle relazione tra Google, la società che ha sviluppato il software di gioco, ovvero la Niantic, e l’intelligence Usa che sorgono i dubbi maggiori sugli scopi indiretti della app. E qui entriamo in un ambito ben più rilevante visto che ha potenzialmente a che fare con la geopolitica e la cosiddetta “intel war”.

John Hanke, inventore di Pokémon Go

John Hanke, inventore di Pokémon Go

La Niantic è stata fondata da John Hanke, già fondatore di una ditta di nome Keyhole, che nella prima metà degli anni ’00 sviluppo i software di quelli che sarebbero diventati poi noti come “Google Earth” e “Google Maps”. La Keyhole, e sono notizie di pubblico dominio presenti anche nella pagina wikipedia dell’azienda, ricevette finanziamenti da In-Q-Tel, che altro non è che un ente governativo non-profit che lavora per conto della Cia con lo scopo di finanziare e implementare progetti di alta tecnologia che «possano permettere alla Cia di rimanere sempre equipaggiata con le più recenti tecnologie e sostenere così le attività di intelligence degli Stati Uniti». Un intento tutt’altro che segreto ed anzi dichiarato direttamente sul sito internet ufficiale dell’azienda.

Dopo aver fondato Google Earth e Maps la Keyhole stessa è stata acquistata dalla Google e John Hanke è diventato vice-presidente della divisione “Geo” dell’azienda di Mountain View. Carica che ha lasciato al momento di fondare appunto la Niantic, che opera in collaborazione con la stessa Google.

Qui finiscono le notizie certe e quindi ci prendiamo la libertà di avventurarci, ma mica tanto, nel campo delle possibili implicazioni di quanto abbiamo detto fino ad ora. È immediatamente chiara la rilevanza di software come “Google Earth” e “Google Maps” sulla mappatura globale. Avere immagini satellitari e dalle strade di tutto il pianeta è evidentemente utile a fini di intelligence, tanto più considerando il fatto che la Cia, come co-finanziatrice indiretta, è presumibilmente l’unico ente ad avere accesso anche alle immagini censurate a tutti i comuni mortali, quelle dei luoghi geo-politicamente sensibili.

Ma Pokémon Go cosa c’entra in tutto questo scenario? Per quale ragione dovrebbe essere rilevante dal punto di vista dell’intelligence globale? “Google Earth” e “Google Maps” hanno due evidenti limiti: Earth vede dall’alto, mentre Maps (anche nella versione Street viewnon si avvicina ai luoghi distanti dalle strade percorribili in auto, inoltre Maps è un sistema che ha bisogno di investimenti notevoli per essere aggiornata, e non rende disponibili immagini in diretta dei luoghi.

Gli utenti di Pokémon Go invece sono spinti ad aggirarsi con la videocamera accesa e la geo-localizzazione attivata e così facendo trasmettono valanghe di informazioni sui luoghi ai gestori della app, immagini in diretta, da tutte le prospettive possibili, immediatamente incrociabili ed utilizzabili. Si tratta sicuramente di un nuovo, importante, tassello nel puzzle della sorveglianza globale.

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Chi gestisce la app ha oggi il potere, solo mettendo in un certo posto un Pokémon raro o un pokestop o una palestra (vi risparmiamo i dettagli su cosa sono precisamente, che tanto lo potete leggere ovunque, basti sapere che sono i punti in cui i giocatori si concentrano) di fare arrivare in pochi minuti decine o centinaia di utenti che inizieranno a filmare tutto con il cellulare.

Se per qualche ragione, che sia economica, geopolitica o di sicurezza, l’intelligence Usa si troverà nella necessità di avere immagini dettagliate e ravvicinate di un certo punto del pianeta avranno buone possibilità di raggiungere l’obiettivo chiedendo alla Niantic di collocare un obiettivo di Pokémon Go nelle sue vicinanze.

Non è certo un caso che alcune nazioni abbiano già cominciato a preoccuparsi della faccenda cercando di prendere contromisure. Il governo del Kuwait è stato il primo a vietare espressamente di giocare in prossimità di alcuni luoghi sensibili, mentre vi sono membri dei governi e delle agenzie di sicurezza di Egitto e Russia che hanno richiesto ufficialmente che siano prese misure contro Pokémon Go accusando il gioco di essere l’ultimo ritrovato americano nella guerra informatica.

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