dj faboL’eutanasia di dj Fabo, l’uomo che rimasto paralizzato, cieco, quanto perfettamente lucido, in seguito a un incidente stradale è dovuto andare in Svizzera per poter compiere la sua scelta di terminare la vita è al centro del dibattito di questi giorni. Troppa gente pontifica, analizza, giudica la scelta di un uomo. A loro agio nel mettersi nei panni di una persona, consapevoli che quei panni non sono costretti ad indossarli se non per una rapida intervista, un comunicato o un editoriale.

Sulla questione troviamo giusto prendere poche righe per esprimere la nostra: da rivista antiproibizionista che però non ha mai ridotto la questione della lotta alle proibizioni al solo tema delle droghe, o ancor meno, al solo tema della cannabis.

Perché la morte di dj Fabo è una questione di antiproibizionismo. Essere antiproibizionisti non significa infatti solo essere a favore della legalizzazione delle droghe leggere. Sarebbe una visione di una ristrettezza mentale imbarazzante. L’antiproibizionismo è una visione politica e di vita: significa essere a favore del libero arbitrio, della libertà di ciascun essere umano di poter disporre del proprio corpo in maniera libera e cosciente. Senza alcuna costrizione se non quella di non ledere i diritti degli altri.

Il diritto di poter scegliere di consumare o non consumare sostanze psicoattive. Il diritto di amare chi si vuole a prescindere dalle convenzioni sociali. E anche il diritto di poter scegliere di lasciare la vita, se questa è diventata insopportabile, come nel caso di dj Fabo. Questo è l’antiproibizionismo.

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