cartina palestina
Mi ha personalmente sorpreso che si stia usando tanto tempo per discutere della mappa usata come immagine di copertina del nostro articolo “10 cose da sapere per comprendere la guerra in Palestina”, anziché parlare dei contenuti dell’articolo, che credevo potessero essere un materiale di discussione un tantino più rilevante. Tuttavia, visto che tale importanza e circolazione ha assunto il dibattito su questa mappe – in particolare dopo un articolo di critica uscito sulla testata Il Post, a firma Giovanni Fontana – mi è sembrato giusto usare un po’ di tempo per analizzarle e provare a fare chiarezza. Nel suo articolo intitolato, non senza un certo gusto per il sensazionalismo, “La mappa bugiarda su Israele e Palestina”, Fontana sostiene essenzialmente due cose: 1. La mappa usa criteri diversi e non pertinenti prendendo di volta in volta quelli più comodi alla causa palestinese e “mescolando mele e pere, al fine di dare un’idea distorta dell’evoluzione dei fatti”; 2. Almeno due delle quattro mappa sono del tutto inesatte.

Partiamo da questa seconda argomentazione, analizzando la correttezza delle mappe.

CARTINA 1. possedimenti ebraici in palestina al 1946.

Palestina - terre ebraiche nel 1946 Secondo le argomentazioni dell’autore questa mappa è sbagliata perché considera come palestinesi tutte le terre non ebraiche, aggiungendo che: “Se si evidenziassero come territorio palestinese solo i villaggi palestinesi e come territorio ebraico tutto il resto, verrebbe una mappa uguale e contraria”. Questa affermazione non sta in piedi, può bastare verificare un’altra mappa più esplicativa (visibile qui) per rendersi conto di come le terre di proprietà degli arabi rappresentassero praticamente in tutte le province della palestina storica oltre l’80% del territorio totale, mentre quelle possedute dagli ebraici non superassero da nessuna parte il 4% esclusi pochi distretti, nei quali comunque si fermavano a circa 1/3 dei possedimenti totali. Si potrebbe fare una mappa uguale e contraria secondo voi? Non mi soffermo troppo, invece, sulla dichiarazione secondo la quale sarebbe sbagliato colorare come arabe “le zone disabitate, cioè la maggior parte, come tutto il deserto del Negev, andato poi a Israele proprio perché disabitato”. Basti notare che nel deserto del Negev abitavano circa 70mila persone di etnia beduina – altroché terra disabitata – in gran parte costrette alla fuga dopo il 1948 e ancora oggi vittime di gravi violazioni dei diritti umani da parte del governo israeliano. Si tratta di un’ affermazione non solo errata ma anche grave, perché ci si dovrebbe ricordare che assecondando teorie del tipo “quella tanto è una terra disabitata” si sono costruite e si costruiscono tutt’oggi le più grandi violazioni contro popolazioni indigene inermi, nelle fascie naturalistiche e desertiche di tutto il mondo (basti pensare all’amazzonia).

CARTINE 2 e 3. Proposta Onu del 1947 e conquiste israeliane a seguito del conflitto.

Palestina - proposta spartizione OnuPalestina - realtà al 1949 Su queste due mappe passiamo rapidi visto che anche l’articolo pubblicato su Il Post le considera autentiche. Ma visto che Giovanni Fontana, commentando la mappa che descrive i territori secondo la spartizione proposta dall’Onu nel 1947, aggiunge, a mo’ di frecciatina, che “occorre ricordare che la proposta fu accettata dagli israeliani e rifiutata dagli stati arabi”, a me tocca ricordare che questa proposta destinava ad un popolo che rappresentava 2/3 della popolazione totale appena il 45% del territorio ed in più lasciava nella parte assegnata ad Israele la quasi totalità delle zone agricole e delle riserve idriche. Sfido a trovare un solo stato al mondo che avrebbe accettato una proposta simile. Nella mappa n. 3 (quella relativa alle conquiste israeliane a seguito del conflitto) commette invece un errore da matita blu nella lettura della mappa, quando afferma: “Al contrario di ciò che sembra suggerire la mappa, non c’è alcuna evoluzione dal ’49 al ’67″. La mappa non afferma affatto questo, la dicitura 1949-1967 significa appunto (così come in ogni carta storica) che quella è la situazione in questo lasso di tempo, non che vi sia una evoluzione in questo periodo.

CARTINA 4. La realtà sul campo dopo gli accordi di Oslo.

Palestina - situazione dopo accordi Oslo Sull’analisi di questa mappa le argomentazioni di Fontana rasentano l’assurdo. Secondo la sua analisi questa mappa è “la più bugiarda di tutte, che gioca sull’equivoco di cosa può voler dire terra palestinese nella maniera più brutale e menzognera, sostituendo a cosa è terra palestinese o cosa la comunità internazionale considera terra palestinese, addirittura cosa gli israeliani considerano terra palestinese”. Il problema è che s’infervora gridando al complotto e al tradimento della verità, senza rendersi conto che questa mappa non descrive affatto ciò che egli ha capito, cioè quello che gli israeliani considerano terra di Palestina (che tra l’altro, purtroppo, dagli ebrei più ortodossi è considerata ancor più ristretta o del tutto inesistente), ma descrive la realtà sul campo dopo gli accordi di Oslo del 1993, che hanno diviso le terre palestinesi in zona A (sotto controllo e amministrazione palestinese), zona B (a controllo israeliano ma con amministrazione palestinese) e zona C (a controllo e amministrazione israeliana). Non mi pare così difficile da capire. Ed anzi, a voler fare i precisi, la mappa in questione è pure più generosa di aree colorate in verde di quanto dovrebbe, nel senso che annota come “Palestian Land” non solo i territori della zona A, ma anche quelli sottoposti alla zona B, che di fatto sono invece rimasti sotto il controllo dell’esercito israeliano.

PROVANDO A TIRARE LE SOMME. In conclusione, la critica di queste quattro cartine e del quadro storico che se ne deduce si basa sulla cattiva lettura di almeno due di esse. Tornando invece al principio della critica di Fontana, secondo cui il quadro disegnato da queste 4 mappe è falso in quanto vengono usati “criteri diversi e non pertinenti prendendo di volta in volta quelli più comodi alla causa dei pro-palestina”. Quello che mi chiedo è quali sarebbero duvuti essere i criteri pertinenti secondo la critica. Facendo una estrema sintesi di quanto già detto: la mappa 1 disegna la distribuzione delle terre in un epoca nella quele nessuno dei due contendenti aveva un Stato, la mappa 2 la proposta del 1947, la mappa 3 la realtà del territorio dopo le annessioni di israele a seguito della guerra, la mappa 4 la realtà modificata dopo il ’93, con la generosità di indorare pure un po’ la pillola facendo finta che la zona B sia realmente – come dovrebbe essere – sotto controllo dell’Anp. Mi sembra che possano essere considerati i criteri più pertinenti per descrivere l’evoluzione del territorio palestinese. Possiamo passare a parlare di altro ora?

-----------------------------------------------------------------------------------------------------

Dolce Vita, la rivista più coraggiosa d'Italia. Seguici su Facebook | Twitter | Google+ | Instagram

-----------------------------------------------------------------------------------------------------

Commenti da facebook

19 Comments

  1. Eli Ben Shalom says:

    Parlare dei contenuti del suo articolo è un po come parlare dei contenuti dell'articolo intitolato: 2 diviso a zero, le nuove frontiere della matematica. Dove non c'è contenuto – non c'é discorso, al massimo un littigio tutto inutile.

  2. Rodolfo Rizzo says:

    io continuo a dire che possono trovare un accordo e diventare una potenza economica che usa il denaro per produrre ricchezza e benessere per tutti loro….. e non guerre

  3. Io credo che questo articolo sia molto accurato e spiega bene la situazione

  4. e' come sempre e su tutto un fattore religioso ma sopratutto ECONOMICO troppa gente ci mangia sopra "armi , petrolio , etnie ,
    religioni , acqua , terra " chi mettera' mai d'accordo tutto questo ????

  5. La classica risposta di un figlio d'Israele…..celarsi dietro l'ironia per non arrivare al confronto. Molto comodo.
    Nella sua pagina, noto che l'argomento le sta molto a cuore. E allora? Perchè non espone le sue verità o ciò che reputa giusto?
    Perchè non ci spiega lei quali sono questi fottuti confini o ci spiega un punto di vista diverso invece che trincerarsi dietro la sua bandiera e reputare di avere ragione a prescindere?
    Sarebbe utile e costruttivo se voi israeliani ( e noti bene che ho detto israeliani e non ebrei, perchè la religione non ha un cazzo a che vedere col mio intervento) invece che nascondervi, spiegatevi. Fatevi capire…dateci un vostro pareri. Perchè avete ragione? Voglio capire perchè reputo questa divisione territoriale una porcheria. La ascolto!!!!

  6. Eli Ben Shalom says:

    Lorenzo Cappabianca Salve. La invito a clicare sul link originale in discussione "10 cose da sapere per…" Nei commenti ho spiegato in una maniera chiara perche i primi tre punti sono delle buggie proprie. Ho deciso di fermarmi a tre perche non aveva senso di continuare. Partendo dal titolo che parla nella guerra in Palestina è già sbagliato e molto prevenuto. Non avrei nessun problema con quel articolo se lo avesse scritto Tizio X. Non un giornalista. Scrivere della guerra in Palestina e come descrivere i news recenti che arrivano dalla Gallia cisalpina. Concordo completamente con lei che urlare senza motivo e senza spiegare non ha senso.

  7. Pietro Foglietti says:

    L´articolo manca della citazione delle fonti storiografiche e della loro critica. Quando si parla di una storia estremamente controversa, come quella del conflitto medio-orientale, riportare le fonti a sostegno di quanto si scrive diviene una inderogabile necessitá intellettuale. I "basta notare che", quando si parla del conflitto arabo-ísraeliano, non esistono. La ingiustizia delle "mappe" risiede nella loro presuntuosa approssimazione di rappresentare graficamente sviluppi e situazioni che necessitano invece di sforzo, di studio, di comprensione, di applicazione ragionata sulle fonti. Diviene cosi´un mero falso ideologico, ad esempio, voler cristallizzare la situazione estremamente dinamica del 46 con un semplice rapporto di aree colorate perché la contrapposizione tra le due comunitá era giá divenuta violenta e grave da almeno 10 anni e la semplice entitá delle zone colorate non ne rende i motivi, le dinamiche, non ne spiega le ragioni politiche e i presupposti.

  8. Gianluca Orsini says:

    La verità è che gli israeliani la fanno da padroni da decenni ormai, decandando le cause di libertà post nazismo. E far emergere la verità fa male ad alcuni, come Fontana per esempio, o tanti altri media che mettono in cattiva luce soltanto i palestinesi.

  9. Bubi del Mistero says:

    Lorenzo Cappabianca la classica risposta ad personam di un pompiere…

  10. Ahahahaha perché i pompieri hanno un modo particolare di rispondere? Mi mancava questa, ma la trovo la risposta ironica più bella mai letta. Complimenti.

  11. Slave Eli Ben shalom. Mi fa piacere che mi abbia risposto. Ho cercato i punti che mi elencava, ma la mia atavica incapacità informatica non mi hanno fatto trovar nulla. Se mi manda il link lo guardo con piacere….parlare in modo costruttivo è sempre una bella cosa. Spero che almeno lei, non mi prenda per i fondelli per il mio lavoro a hahahahaha….. Ha visto che di recente molte persone israeliane si sono dissociate dalla guerra? Non sapevo ci fosse un così nutrito gruppo di sostenitori anti sionisti israeliani ed ebrei. Sarebbe molto istruttivo conoscere le due campane….buone cose

  12. Gaetano Rastelli says:

    Il termine "conquiste" utilizzato senza ulteriori precisazioni nell'articolo richiama un atto di aggressione da parte di Israele. Vorrei ricordare che, nei casi citati, Israele si è difeso da un attacchi da parte dei paesi arabi confinanti (p.es. Egitto, Siria, Giordania) che intendevano smantellarlo in favore di un unico stato arabo.

  13. Pier Caretta says:

    Eli lei e' in malafede..crede forse in questo modo di deviare il discorso? entri nel merito. o forse non puo'?sappia che il peggior nemico degli ebrei oggi e' proprio Israele.

  14. Pier Caretta says:

    certo che per uno che ha' nel suo nome la parola Pace…..e poi Eli Ben Shalom si capisce lontano un kilometro che e' un nome inventato. Mossad Eli?

  15. Pier Caretta says:

    Rodolfo.ai Palestinesi Israele non da neanche l'acqua!!!quale accordo? con chi?il mondo e' pronto a scatenare guerre dappertutto in nome dei diritti umani e della democrazia.ma quando si tratta di Israele improvvisamente diventa balbettante…cieco,sordo e muto.chissa' perché.!

  16. Pier Caretta says:

    neanche i Bantustan famosi del sud africa dell'Apartheid erano cosi.il mondo si vergognera' degli israeliani prima o poi.poco ma sicuro.

  17. Pier Caretta says:

    non fate gli intelligentoni.basta guardare una cosa. Gerusalemme era,in tutte le mappe delle nazioni unite,dei Palestinesi. come mai gli israeliani l'hanno RUBATA ai legittimi proprietari con la forza? non basterebbe questo a giustificare una guerra della comunita' internazionale contro Israele?

Leave a Reply