Chiedete a un diciottenne di spiegare il concetto di crescita esponenziale e la maggior parte non avrà la minima idea di cosa rispondere. Non è una critica banale ai millennials, sono solo il prodotto di un paio di generazioni che hanno voluto ignorare il concetto di crescita esponenziale. Lo ignorano oggi nella stessa misura in cui lo ignoravano i loro bisnonni, per la maggior parte analfabeti. Oggi però siamo alfabetizzati, sappiamo usare uno smartphone, diamo anzi un mese della nostra vita lavorativa per potercelo comprare, ma non abbiamo idea del perché l’avere tutti uno smartphone, tablet, pc, lavatrice, frigo ecc. ci stia portando ad un disastro. Non abbiamo compreso una nozione basilare della vita, che si ripete egualmente in matematica, biologia, fisica e economia. È appunto il concetto di crescita esponenziale, il modello di Malthus.

Thomas Robert Malthus

Noi esseri umani siamo organismi viventi, entità biologiche che si sono evolute con i loro simbionti, i batteri. E guarda un po’, anche loro seguono il modello di Malthus. In biologia infatti, il numero di microrganismi in un brodo di coltura cresce esponenzialmente fino a quando non viene esaurito un nutriente essenziale. Ne basta uno e bam! Fine della crescita e in genere della morte della coltura. Si arriva a questo punto per crescita esponenziale: il primo organismo si divide in due organismi figli, che poi si dividono per formarne quattro organismi, che a loro volta si dividono per formarne otto, e così via. L’essere umano procede in modo meno ordinato: alcuni esseri umani non si riproducono, altri si riproducono per uno, due, tre, quattro piccoli esseri umani.

L’andamento globale, però, corrisponde anche per noi alla crescita esponenziale. Ci abbiamo messo 12mila anni a passare da un blando numero di umani sul pianeta a un miliardo di persone. Ma ci abbiamo messo solo 200 anni per passare da un miliardo a otto miliardi (e presto saremo dieci miliardi). Questa è la crescita esponenziale. E se fossimo solo microrganismi in un brodo di coltura, non sarebbe nemmeno un grande problema. Ma ognuno di noi è il prodotto di centinaia di crescite esponenziali che gravano sull’ecosistema. Guardiamo per esempio lo smartphone di cui sopra: tutti noi abbiamo già posseduto dai due ai venti telefoni, dicono le statistiche. All’inizio del secolo scorso, era un lusso avere il telefono in casa, un apparecchio serviva da 10 a 50 persone, durando anche dieci anni. Ancora prima, il telefono non c’era, non c’era la lavatrice, l’auto, il computer… queste sono tutte crescite esponenziali. Sono comodità, sono benessere, ma sono anche erosioni sostanziali delle riserve del pianeta, del nostro brodo di coltura.

Stiamo meglio, abbiamo più cose, teoricamente più salute, viviamo in media più a lungo e facciamo meno fatica. Ma stiamo esplodendo, siamo troppi e con troppi accessori, troppe crescite parallele. Il nostro brodo di coltura, il sistema, insieme con il pianeta, sta già iniziando a cedere. Ci stiamo dividendo male delle risorse limitate ignorando il fattore crescita.

La popolazione italiana nel 1650 si stima fosse attorno agli 11 milioni di individui. Nel 2017 è di 57 milioni abbondanti e siamo un paese con scarsa crescita demografica. Ma, mentre la maggioranza degli 11 milioni del 1650 aveva bisogno solo di un paio di abiti, calzari, aratro e ciotole di terracotta, l’attuale massa “alfabetizzata”, longeva e in salute, sovralimentata e dopata di necessità consumistiche, ha bisogno un guardaroba quattro stagioni, la tv, il cellulare, gli elettrodomestici per la casa, la casa al mare e in montagna, gli alberghi per le vacanze, l’aereo per Sharm El Sheik, i container di frutta esotica e cineserie che attraversano il mondo, petroliere e raffinerie che danno carburante a tutta questa produzione, compresa la server house di Facebook che permette a migliaia di connazionali di postare quotidianamente la morte dell’arte in forma di meme del buongiorno…

Vi sto soffocando, vero? 
Ecco, questa è la pratica della crescita esponenziale, che ognuno di noi genera nel brodo di coltura comune, quasi finito. Quale sarà il nutriente che finirà prima? Acqua? Aria? Intelligenza? (Sì, so che quest’ultima non è un nutriente primario, ma spero in una sua miracolosa e nutriente crescita esponenziale, concedetemi almeno la speranza).

Stiamo apparentemente meglio, non c’è dubbio, almeno a giudicare dalle montagne di cibo che buttiamo e dal pessimo modo in cui ci alimentiamo o coltiviamo, una frenesia caotica generata dalla mancanza di bisogno reale. Però, in tutto questo benessere, mostriamo già segni di cedimento.

Jim Yong Kim, presidente del World Bank Group, in una comunicazione del 2013 sullo stato della povertà nel mondo, intitolata “The State of the Poor: Where are the Poor and Where are the Poorest?” afferma: «Il numero di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno è diminuito drasticamente negli ultimi tre decenni, da metà dei cittadini nel mondo in via di sviluppo nel 1981 al 21 per cento nel 2010, nonostante un aumento del 59% della popolazione mondiale in via di sviluppo. Tuttavia, una nuova analisi sulla povertà estrema pubblicata oggi dalla Banca mondiale, dimostra che ci sono ancora 1,2 miliardi di persone che vivono in estrema povertà, e nonostante i recenti progressi, l’Africa sub-sahariana rappresenta un terzo dei poveri del mondo».

In pratica, possiamo leggere tra le righe che il 21% della popolazione mondiale del 2010 – e una percentuale maggiore oggi post-crisi del 2007-2008 – vive con meno di 1,25 dollari al giorno, ovvero è in condizioni simili a quelle di un servo della gleba medievale. Però manca ancora un fattore essenziale a fare di questo dato un quadro realistico. Banalmente, anche quel 21% di popolazione partecipa alla crescita esponenziale e, dato il sempre maggiore accentramento della ricchezza in una parte esigua della popolazione, è prevedibile che sarà una crescita esponenziale della povertà. Poveri che producono altri poveri. 
Ma la comunicazione della Banca mondiale non diceva che stiamo meglio? Se la guardiamo in prospettiva, sta dicendo che stiamo illusoriamente meglio, grazie a qualche media statistica, mentre i dati sono palesemente quelli di un brodo di coltura in via di esaurimento. Non ce n’è per tutti, ce n’è solo per pochi, soprattutto con gli attuali consumi.

Perché c’è un altro fattore, oltre alla crescita esponenziale, che non viene mai preso in considerazione dagli entusiasti del come si sta bene ora. Un fattore che, neanche a dirlo, corrisponde anche lui al modello di Malthus, cresce esponenzialmente e governa ormai tutto il sistema occidentale e gran parte dell’oriente: il neoliberismo con i suoi satelliti globalizzazione e deregolamentazione. Sempre più Paesi partecipano a questo modello di sviluppo esponenziale.

Quello che vedo io, come voi, sono grafici che ci illustrano come la povertà nel mondo si sia ridotta, al punto addirittura che alcuni economisti hanno previsto la sua scomparsa entro il 2030. Evviva! Ma chi vogliono illudere? La crescita economica negli ultimi 30 anni ha riguardato solo una parte piccola della popolazione mondiale, si stima addirittura solo l’1%.

L’1% della popolazione mondiale ha visto il suo reddito netto aumentare del 60%, ma in media, perché per alcuni è aumentato dell’80% mentre era in corso una delle più gravi crisi economiche, la prima globale. Intanto i redditi reali della maggior parte della popolazione mondiale sono rimasti uguali o sono diminuiti. Quindi, in pratica, potremmo dire in modo semplicistico che gran parte della ricchezza delle classi medie si è spostata verso un ristretto numero di grandi ricchi e verso alcune fasce più povere, ora meno povere. Qual è stato l’effetto? Il più grande calo della povertà assoluta nella storia di tutta la nostra specie. Ma anche la disastrosa scomparsa del potere di acquisto (e in molti casi di sostentamento) della classe media e una crescita esponenziale della disuguaglianza globale che sta continuando.

Cosa succederebbe oggi se i poveri diventassero più ricchi, o anche solo benestanti? Il brodo di coltura finirebbe immediatamente. È quindi urgente razionalizzare le risorse e ridurre i consumi, pensare in modo globale, attuare misure immediate per la salvaguardia del pianeta, misure sia personali che globali e, soprattutto, non illudersi che le risorse crescano esponenzialmente. Le risorse energetiche al momento non seguono affatto la crescita esponenziale ma diminuiscono e devono sostentare otto miliardi di persone, troppe.

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