l43-esercito-droga-140117102039_bigL’hanno ribattezzato “la droga della jihad” dopo le notizie degli ultimi giorni che parlano del suo abuso tra i miliziani dell’Isis, ma prima ancora era definita “anfetamina siriana”, ed il suo utilizzo è in realtà provato tra i combattenti di tutte le parti in causa, inclusi ribelli e soldati governativi. Stiamo parlando del Captagon, un anfetaminico di sintesi, fino agli anni ’80 usato anche in Europa contro narcolessia e depressione.

UNA COSTANTE DELLA STORIA BELLICA. Lungi dall’essere una novità del conflitto siriano l’utilizzo di droghe a fini bellici è una costante della storia, documentata in ogni epoca ed a ogni latitudine. E i comandi militari lo hanno sempre ampiamente tollerato, e spesso direttamente incentivato, al fine di spingere i propri soldati a commettere atti generalmente non accettabili per la propria etica, a vincere la fatica ed a migliorare le proprie prestazioni sul campo di battaglia. Una pratica che, come vedremo, sta raggiungendo nuovi e più raffinati livelli di ricerca, volti sempre allo stesso obiettivo: la creazione del Supersoldato.

DAI MASAI AI GUERRIERI SCANDINAVI. I guerrieri Masai della Tanzania, noti per la loro aggressività e violenza, utilizzavano una decina di “droghe da combattimento”, ciascuna adatta ad una specifica azione aggressiva. I bersek, leggendari guerrieri norvegesi tra l’ottavo e il decimo secolo d.C., erano invece soliti utilizzare l’amanita muscaria, abitudine che pare sia rimasta tra i soldati norvegesi almeno sino alla guerra contro la Svezia del 1814. La popolazione Bantù dei Fang, invece, utilizzava le radici di iboga. È solo una piccola rassegna, assolutamente non esaustiva, che dimostra come non ci sia niente di nuovo nell’utilizzo di droghe a scopi di guerra. La casistica è così ampia che l’etnobotanico Jonathan Ott sentì l’esigenza di coniare un neologismo per classificare le sostanze utilizzate a fini bellici: Terogeni. La cui traduzione dal greco (therogen) significa “diventare una bestia selvaggia” (per un approfondimento sull’uso di sostanze terogene in antropologia si consiglia questo saggio).

LA GRAPPA AL FRONTE PER LA CARNE DA MACELLO DELLA GRANDE GUERRA. Passando all’uso in epoca moderna, si ha ampia rassegna dell’utilizzo di alcol (in tutta Europa e non solo). Durante la prima guerra mondiale ad ogni fante italiano prima di uscire dalle trincee per la battaglia veniva dato mezzo litro di cognac o di grappa. Il militare e scrittore Paolo Caccia Dominioni nel suo diario di guerra, il 4 novembre 1916 annotava: «Il fiasco infonde ardore al goliardo nervoso che comanda il plotone (…) il vino dà la rassegnazione al poveraccio che non comanda un cavolo, che è appena uscito dalla settima azione e già vede delinearsi l’ottava». Naturalmente non era solo abitudine italiana, fino alla prima guerra mondiale, e anche oltre, tra le truppe l’uso dell’alcol per guadagnare coraggio e spregiudicatezza rappresentava la norma.

LE SPERIMENTAZIONI SULLA COCAINA NEI CORPI SPECIALI. Ma l’alcol a fini bellici è una droga imperfetta: se da un lato induce euforia e permette di superare l’ansia, dall’altro diminuisce la vigilanza e la coordinazione motoria del soldato. Per questo, a partire dalla seconda guerra mondiale tra i militari si diffondono nuovi e più efficaci stimolanti chimici. Già nel 1883 il medico tedesco Theodor Aschenbrandt iniziò a sperimentare sui soldati la cocaina in vista di un eventuale impiego bellico, riscontrando che i soldati trattati mostravano maggiore energia e resistenza. La cocaina venne anche utilizzata nel primo conflitto mondiale tra i reparti speciali d’assalto, come gli Arditi italiani e le Sturmtruppen tedesche.

SOLDATI RIEMPITI DI ANFETAMINA NELLA II GUERRA MONDIALE. Ma anche la cocaina non era in realtà una droga perfetta per il conflitto, specie a causa della dipendenza che provocava. A partire dalla seconda guerra mondiale entra prepotentemente in scena la droga di guerra per eccellenza: l’anfetamina. Militari americani, giapponesi, tedeschi e inglesi utilizzarono ampiamente questo stimolante, sintetizzato alla fine degli anni ’20 e introdotto su larga scala dal 1936. Durante il conflitto sarebbero state fornite alle sole truppe britanniche più di 70 milioni di compresse di anfetamina, mentre in Giappone produssero talmente tanta anfetamina a scopi bellici (i kamikaze ne venivano letteralmente imbottiti) che a guerra conclusa enormi stock di rimanenze, gestite dalla Yakusa (la mafia giapponese) invasero il mercato civile, al punto che negli anni ’50 si stima che nel paese del sol levante vi fossero circa 600.000 dipendenti da questa sostanza.

UNA COSTANTE DAL VIETNAM FINO AI NOSTRI GIORNI. Dai tempi della seconda guerra mondiale in poi gli anfetaminici sono diventati la droga di guerra per eccellenza. Il loro utilizzo è proseguito nella guerra del Vietnam tra le truppe americane e si è generalizzato nei conflitti successivi. Secondo un’inchiesta pubblicata nel 2002 dal giornale americano CSM Monitor, lo stimolante più usato tra i militari Usa è la Dexedrina (anfetaminico legale) che verrebbe addirittura “fortemente consigliato” dai generali americani ai soldati in missione, specialmente ai piloti. Il largo uso di anfetamine ha portato anche ad un conseguente largo uso di calmanti e sedativi, necessari per potersi rilassare e prendere sonno. Questi farmaci sono detti nel gergo militare “no go pills”, in contrapposizione alle “go pils”, che sono appunto gli anfetaminici il cui effetto devono contrastare.

LE DROGHE BELLICHE SUPERANO I CONFINI DELLE CASERME. Naturalmente l’uso contemporaneo di anfetamine a scopi bellici non riguarda solo americani e jihadisti. Nel conflitto somalo degli anni ’90, ad esempio, le varie fazioni facevano uso del Khat, un anfetaminico naturale molto diffuso in Africa orientale e nei paesi arabi. Mentre durante la guerra del golfo il corpo di spedizione francese avrebbe avuto in dotazione 14.000 confezioni di Madafinil, un farmaco eccitante, diffuso con il nome commerciale di Virgil. Inoltre, l’uso di droghe a fini bellici ha da tempo oltrepassato i confini delle caserme, diffondendosi anche tra le bande criminali. Nel 1993, ad esempio, è stato documentato come alcune bande di narcotrafficanti peruviane iniziassero i propri adepti all’uso di stimolanti e piante allucinogene per renderli incuranti negli scontri contro la polizia o le bande rivali.

TALMENTE FATTI DA VEDERE NEMICI ANCHE AI MATRIMONI. Ma forse anche l’anfetamina non è una droga perfetta. A dimostrarlo sono i frequenti casi di “danni collaterali” nei conflitti contemporanei. Secondo un articolo intitolato “il doping dei top gun”, pubblicato dal giornalista del Manifesto Marco D’Eramo, proprio le anfetamine sarebbero alla base di alcune stragi di civili in Iraq e Afghanistan. Un esperto militare americano, nel già citato articolo del CSM Monitor, ha attribuito alla troppa Dexedrina assunta l’uccisione di 4 soldati canadesi da parte di un pilota di un F-16 statunitense che, credendosi sotto attacco, bombardò un’esercitazione alleata. Il sovrautilizzo di anfetamine può causare infatti stati di paranoia, capaci di far vedere ad un soldato nemici ovunque, anche ad una festa di matrimonio. All’abuso di anfetamine potrebbero essere collegati anche i frequenti casi di violenza tra i reduci, sono numerosi infatti tra gli ex combattenti della guerra in Afghanistan i casi di omicidio o violenza sul coniuge.

NUOVE SOSTANZE PER CAMBIARE IL CONCETTO DI TEMPO OPERATIVO. Probabilmente è anche a causa di questi effetti collaterali che nei laboratori militari si stanno studiano nuove sostanze capaci di dopare i soldati del futuro. Sempre secondo il CSM Monitor, il Comando militare Usa sarebbe al lavoro su nuovi metodi chimici per aumentare la resistenza e l’efficenza dei propri soldati ed in particolar modo delle squadre speciali. Il CSM cita anche un rapporto della Defense Advanced Research Project Agency (Darpa) del Pensagono: «La capacità di resistere agli effetti mentali e fisiologici della privazione del sonno cambieranno dalle fondamenta i concetti militari di tempus operativo e gli attuali ordini di battaglia». Mentre un memorandum del Comando Usa per le Operazioni Speciali osserva che il futuro operatore delle forze speciali farà affidamento su sostanze “ergogeniche” (tipo doping nello sport) «per gestire lo stress ambientale e mentalmente indotto e per accrescere la forza e la resistenza aerobica dell’operatore».

FABBRICARE IL SUPERSOLDATO DEL FUTURO. Secondo il memorandum «altri miglioramenti fisiologici potrebbero includere modi per superare la deprivazione dal sonno, per regolare i ritmi circadiani, come per ridurre in misura significativa il tempo di acclimatazione alle alte altitudini o alle profondità subacquee, usando il doping del sangue e altri metodi». Nel frattempo tutti, soldati della Nato come jihadisti, continuano ad utilizzare anfetaminici, che si chiamino Dexedrina, Madafinil o Captagon la sostanza non cambia.

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