Img2 1La Cassazione ha annullato gli arresti domiciliari a Nicoletta Dosio, condannata ad otto mesi di reclusione il per suo rifiuto di attenersi alla misura cautelare che le era stata imposta

«Continuerò a disobbedire – aveva ribadito al termine dell’udienza lampo inaccessibile al pubblico – e lo farò per me, per la lotta contro la Tav e per i compagni che, come me, sono stati condannati ingiustamente». L’insegnante, ora in pensione, era stata colpita da misura cautelare il 22 settembre, si era ripetutamente allontanata dal suo domicilio. Il procuratore della Repubblica di Torino Armando Spataro, tutt’altro che tenero coi movimenti sociali, aveva già chiesto la revoca delle misure cautelari per Nicoletta Dosio come «misura razionale per interrompere una ritualità mediatica finalizzata alla propaganda delle ragioni della militanza anti Tav». Sia chiaro, Spataro non è un garantista e ritiene che Nicoletta sia dedita alle «attività illegali della parte minoritaria (del movimento No Tav, ndr) di cui ella fa parte» ma si rende conto (richiesta-revoca-della-misura) che la Procura “con l’elmetto” non fa un figurone ad accanirsi su una signora assolutamente pacifica ma determinata a contrastare un’opera che considera «dannosa, inutile, fonte di sprechi e ricettacolo corruttivo». Ora è stata accolta l’impugnazione dei legali che difendono l’attivista, che facevano obiezioni sull’utilizzo illecito di telecamere. Ad ogni modo non torna completamente in libertà perché nell’ambito di un altro provvedimento, è sottoposta al divieto di dimora a Susa.

Contro Nicoletta c’è stato un evidente utilizzo politico e ingiustificato delle misure di prevenzione per tentare di separare, si legge tra le righe del documento della procura, i buoni dai cattivi. Operazione quanto mai difficile nei confronti del più longevo dei movimenti popolari di questo Paese.

a cura di ACAD Team

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